Spegnere la profezia

Gesù dice una verità inoppugnabile: per non so quale perverso meccanismo i profeti mentre sono vivi non vengono riconosciuti, e dopo la loro morte si dedicano loro vie e piazze e scuole superiori.

Penso all’immagine dei funerali del grande Papa Giovanni Paolo, con i grandi della terra accordi al suo cospetto e rilasciare attestazioni di immensa stima, dopo avere tranquillamente ignorato le sue richieste di giustizia e di pace mentre era in vita!

Così Gesù se la prende con coloro che in teoria avevano tutti gli strumenti per riconoscerne la missione: gli studiosi, i letterati, i dottori della legge che, per chissà quale ragione, sono arroccati sulle loro posizioni e rifiutano di mettere in discussione le loro assodate certezze per riconoscere in lui il Messia.

Ai figli del Maestro è chiesto di riconoscere i profeti di oggi, anche se questi talvolta ci sferzano con linguaggio duro e ci richiamano all’essenzialità del Vangelo, non commettiamo l’errore di mettere ai margini i profeti di oggi come sono stati messi ai margini i profeti di ieri, da don Milani a don Mazzolari che pagarono con il sospetto la loro profezia.

I dottori della legge, stizziti e offesi, diventano ostili a Gesù: prevale il loro amor proprio e non la verità nel cuore. Riconosciamo i profeti che il Signore ci porrà di fronte e ben vengano le parole dure nei confronti dei nostri atteggiamenti, purché esse ci conducano alla verità di noi stessi e di Dio…      

Purificare l’interno

È esigente il Signore, specialmente con noi devoti.

Chiede una sintonia assoluta fra il dentro e il fuori, fra il detto e il vissuto. All’apparenza anarchico e senza regole, in realtà il Signore riporta la Legge di Dio alla sua radice, alla sua origine, come manifestazione di fede, non come ostentazione di bravura e di devozione.

Così ci obbliga, il Signore, ad essere sinceri e leali: non si bara davanti a Dio. Non spaventatevi, però: la stragrande maggioranza delle cose che facciamo sono frutto della nostra devozione, non una richiesta di Dio. Dio non è affatto severo con noi.

Lo è se ci arrampichiamo sui vetri dell’esteriorità per mostragli che siamo dei pii credenti!

Non chiede belle statuine, il creatore dell’uomo: sa bene che proveniamo dal fango. E suggerisce un atteggiamento che è del discepolo: diamo in elemosina ciò che c’è dentro noi stessi.

Non misuriamo il dono, il gesto di bene che possiamo compiere, la disponibilità e la generosità.

Diamo in elemosina il dentro, l’essenziale, ciò che siamo in profondità, il resto ci verrà in cambio, una misura colma e ben scossa ci sarà versata in grembo…      

La “teologia delle chiacchiere”

gesu e gli apostoliIn una meditazione del 1868 don Bosco ricorda l’espressione di Marco che a mio giudizio è la sintesi del cristiano e del cristianesimo:”Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici, che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare”. (Mc. 3, 13-14)

Questo stare con lui comporta un “andare ogni giorno da lui”: è uno stare attivo non passivo, fatto di tante cose, di tanti gesti ma è soprattutto uno stare con Lui, uno stare in sua compagnia! Non dimentichiamolo!

Sono proprio le persone più impegnate che possono sentirsi ad un certo punto letteralmente “svuotate”, alla continua ricerca di attività ed impegni per riempire una vita senza Cristo, un cristianesimo senza Cristo!

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Sarà beato don Pino Puglisi

Don Pino Puglisi sarà presto beato. Lo ha deciso il Papa, che oggi ha firmato il decreto riguardante il “martirio” del sacerdote antimafia, ucciso “in odio alla fede” il 15 settembre del 1993 sotto casa.

Don Puglisi è nato da famiglia modesta il 15 settembre del 1937. E’ entrato nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Molto attento al Concilio vaticano II e alle tematiche di giustizia sociale, il 29 settembre 1990 è stato nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio.

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L’esperienza dei “Latinos en Don Bosco”

Da circa 8 anni nel popolare quartiere Sampierdarena di Genova la comunità salesiana locale e un primo nucleo di immigrati latinoamericani hanno dato vita ad un solido e articolato progetto pastorale volto alla cura spirituale e all’integrazione sociale della folta comunità latinoamericana presente nel luogo: i “Latinos en Don Bosco”.

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