La “teologia delle chiacchiere”

gesu e gli apostoliIn una meditazione del 1868 don Bosco ricorda l’espressione di Marco che a mio giudizio è la sintesi del cristiano e del cristianesimo:”Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici, che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare”. (Mc. 3, 13-14)

Questo stare con lui comporta un “andare ogni giorno da lui”: è uno stare attivo non passivo, fatto di tante cose, di tanti gesti ma è soprattutto uno stare con Lui, uno stare in sua compagnia! Non dimentichiamolo!

Sono proprio le persone più impegnate che possono sentirsi ad un certo punto letteralmente “svuotate”, alla continua ricerca di attività ed impegni per riempire una vita senza Cristo, un cristianesimo senza Cristo!

Non c’è formazione senza contatto. Gli Apostoli devono ascoltare tutto, vedere tutto, sentire tutto, anche il battito del cuore di Cristo, la sua gioia, la sua compassione, la sua misericordia, la sua pietà, persino la tristezza dinanzi al mistero imminente della croce che stava per compiersi sopra di Lui.

Senza contatto non c’è formazione. Gesù non parla loro solo con le parole ma è la sua vita la parola perenne che loro devono ascoltare, contemplare, osservare, comprendere.

Il dimorare con lui, che si esprime nella preghiera ma anche nel servizio agli ultimi, non è un optional nella vita del cristiano. Se manca questo manca semplicemente tutto. La nostra azione rischierebbe di diventare una semplice “pastorale dell’intrattenimento” o nel migliore dei casi quella che definisco una “teologia delle chiacchiere” che non entra nella carne viva della nostra vita.

E’ difficile “stare con lui”. Abbiamo piuttosto spesso voglia di fuggire da lui per rifugiarci in uno sterile attivismo che appaga il nostro desiderio di emergere.

Non c’è alternativa tra contemplazione e azione. La nostra azione nasce dall’essere in Cristo, e la nostra prima occupazione è di restare uniti con lui come il tralcio alla vite (cfr Gv 15,1ss), fino ad essere contemplativi nell’azione.

Il cristiano deve trovare il tempo per sé, per la preghiera, per il confronto. Questo lo aiuterà a prendere anche coscienza che il mondo lo ha già salvato qualcuno!

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