LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Sabato 21 Aprile 2018

«Volete andarvene anche voi?».
Gesù rivolge la domanda a bruciapelo, ai suoi attoniti e sconcertati discepoli.
È passata mezz’ora, solo trenta piccoli minuti per passare da una folla adorante ed entusiasta ad un’incomprensione insanabile, una frattura catastrofica.
La gente non ha capito il miracolo, anzi lo ha preso esattamente al contrario: “Condividi quel poco che hai”, voleva dire Gesù.
“Dio ci sfama gratis” ha capito la folla.
Gesù è sconcertato, il dialogo raccontato dal sesto capitolo di Giovanni è un crescendo di durezza e accuse.
Alla fine la gente se ne va e Gesù, tagliente, invita i suoi Dodici a riflettere: andatevene pure.
È duro Gesù, e onesto.
Non blandisce, non seduce, non cerca facili compromessi: il volto di Dio non si contratta.
È libero Gesù, non coltiva discepoli, non arretra di un passo dalla sua missione, costi quel che costi.
Quando la strada del discepolato inizia a salire o la vita ci travolge e mettiamo Dio in soffitta, quando la sua Parola non ci asseconda ma ci sprona a conversione o restiamo scandalizzati dagli uomini di Chiesa e ci viene voglia di mollare.
Gesù ci interroga: volete andarvene anche voi?
Non elemosina, Dio, non accetta adesioni parziali.
A noi, splendidamente liberi – di rispondere.
Vi auguro di sentire dentro di voi la voce cristallina e schietta di Pietro, che sommessamente dice: “Dove vuoi che andiamo, Signore?”
Sì, Rabbì, la tua Parola ha scavato la nostra vita, tutto è cambiato, ora, dove vuoi che andiamo?
#apostolatobiblico

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LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Giovedì 19 Aprile 2018

Gesù afferma che nessuno può raggiungerlo se non è attirato dal Padre.
Non possiamo avvicinarci al mondo della fede senza esserne attirati dal Padre.
È sua l’iniziativa.
È Dio che ha piantato nel nostro cuore la nostalgia della sua presenza, l’ansia della pienezza.
Rischiamo di vedere la fede come il risultato di uno sforzo: è nostra iniziativa, nostra conquista, nostro merito.
Ascolto la Parola, mi metto a pregare, frequento la Messa, ma sono io a condurre il gioco.
Chi fa l’esperienza di Dio, invece, ha chiarissima l’impressione che più ci si avvicina alla verità e più i giochi si ribaltono.
È Dio a condurre la mia vita e la stessa fede che ho nel cuore e che cresce non è il risultato di uno sforzo ma di un abbandono, di una fiducia che si allarga.
La fede, che è anzitutto adesione, coinvolgimento, non è un sottile ragionamento che conduco fino a convincermi, ma un allentare le resistenze finché mi fidi.
La fede non è cognizione ma incontro.
Agostino, parla dell’essere attirati da Dio con parole dense di poesia: “Ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è senza risposo finché non dimora in Te”.
Gesù mette le carte in tavola: questa conoscenza questo incontro è per sempre, è eterno, là dove l’eternità non è una noiosa giornata senza fine, ma uno stato di vita finalmente vissuto in pienezza.
Eternità iniziata il giorno del nostro concepimento e che cresce (ma cresce?) fino alla nuova dimensione dopo la morte.

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Martedì 17 Aprile 2018

Si aspettano la manna, ovvio.
Mosè sì che era un grande, li ha sfamati nel deserto.
Gesù puntualizza, non è Mosè che vi ha dato la manna, ma il Dio di Mosè.
Lo stesso che ha mandato il pane che sazia il cuore, non la pancia, il pane della vita eterna che dona vita ad un mondo altrimenti esangue ed inanimato.
La folla è stranita, e chiede: dacci questo pane.
Non è una preghiera autentica, non converte il loro cuore, non sono ancora disposti a mettersi in gioco, neanche un po’.
Gesù replica: è lui il pane di vita, l’unico che sazia.
L’unico che sazia, amici, l’unico.
Non la fama, non il successo, non la gratificazione saziano.
Solo il Signore Gesù sazia.
Folle e presuntuoso Nazareno!
Può davvero un uomo colmare l’infinito bisogno di infinto del cuore dell’uomo?
No, certo. Ma Dio può.
Ed egli è il Figlio inviato dal Padre per saziare.
Non cerchiamo Dio perché ci esaudisca, perché ci risolva i guai in cui ci mettiamo.
Non cerchiamo di dissetarci all’acqua di cisterne screpolate.
Non entriamo nella folle corsa dell’apparenza e della vanità pensando che sazi la nostra fame di tutto.
Gesù dice di essere l’unico che sazia la fame interiore.
Che abbia ragione?

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Lunedì 16 Aprile 2018

Il Vangelo di oggi si apre su un rimprovero.
Perché la folla lo cerca?
Che cosa si aspetta?
Chi desidera?
Quale attesa vuole colmare?
Qual è il motivo per cui si sono messi sulle tracce del Rabbì di Nazareth?
Domande toste per i discepoli di allora, ma anche per noi, oggi.
Il Vangelo ci interpella, ci scuote, vuole mettere a nudo la nostra ricerca.
E’ meglio fare un solo passo nella direzione giusta, che correre verso un precipizio…
Rileggo il brano di Vangelo e mi colpisce la risposta di Gesù alla domanda della folla dei discepoli. “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”: ecco il loro problema: fare.
Ma Gesù sposta subito la loro attenzione da un’altra parte: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”.
Il Rabbì di Nazareth chiama alla conversione, alla novità: credere in quel volto di Dio che Lui rivela con la sua vita e la sua parola.
Questa è l’opera decisiva.
Non si tratta di fare o non fare delle cose, ma mettere al centro Lui.
Lui, l’unico che sazia la fame che ci sentiamo dentro.
Lui, l’unico che sa di cosa abbiamo bisogno.
Lui, il pane della vita.

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – III Domenica di Pasqua

Giorni difficili per i discepoli.
Il cuore è in subbuglio.
Sconcerto, paura, turbamento, dubbio, stupore e incredulità sono solo alcuni dei sentimenti appuntati dall’evangelista Luca.
Dopo il grande racconto dei discepoli ritornati dalla locanda di Emmaus, il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro.
E i discepoli come reagiscono?
Sono sconvolti e pieni di paura.
Cosa vedono e capiscono?
Un fantasma, uno spirito.
E sì cari amici: quanto assomigliamo a questi discepoli confusi e smarriti!
Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita…
A volte trovo cristiani navigati (almeno così sembrerebbe…) che parlano del destino, della fortuna o del fato e che dietro ad un incontro che ha cambiato la vita o davanti a un evento che ha smascherato una possibile tragedia, non vedono niente, se non il caso.

Ma Gesù non molla e ribadisce: “Sono proprio io!”.
Gli undici – e non solo loro! – devono allenare lo sguardo e il cuore a riconoscerlo, a superare i dubbi e le paure, a smascherare attese false o proiezioni dei propri desideri.
Il Risorto, che vuole essere convincente e togliere ogni dubbio, invita a toccare e guardare.
Sì, proprio così!
Gesù non finisce mai di stupirci: avrebbe potuto operare un miracolo strabiliante, una guarigione da premio nobel per la medicina, una nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci…
Invece no!
Per farsi riconoscere, per togliere ogni ombra, Gesù invita a guardare i segni della passione.
Quello è distintivo della sua presenza e della sua verità.
Solo quelle ferite sono feritoie per contemplare la verità della Sua vita e della rivelazione del volto del Padre.
Ancora una volta il Risorto ricorda l’inseparabilità della Croce e della Resurrezione.
E’ proprio questo legame che ci dice lo specifico dell’annuncio della Pasqua.
La “buona notizia” non è solamente che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio che si è fatto uomo tra gli uomini e ha donato tutta la sua vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte e che il suo amore ha fatto esplodere di vita il sepolcro!
#apostolatobiblico

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Sabato 14 Aprile

La moltiplicazione dei pani e dei pesci si è rivelato un fallimento, la gente non ha capito il senso profondo del miracolo e neppure gli apostoli stanno col Maestro: egli sale sulla montagna, loro scendono a pescare…
Deluso e amareggiato il Signore si ritira in preghiera, deve decidere come muoversi, ora.
Gli apostoli, frastornati, tornano a pescare: quello che doveva essere l’apoteosi del ministero di Gesù si è trasformato in una profonda incomprensione, insanabile, con la folla.
Allontanarsi dal Maestro, anche quando dice cose scomode, suscita in noi la tempesta e rischiamo di affogare.
Allora, il Signore ci raggiunge in mezzo alle difficoltà più nere.
Gli apostoli decidono di prendere Gesù sulla barca e la barca tocca riva rapidamente.
Quando l’incomprensione col mondo è forte, quando pensiamo di non potercela fare, quando il dolore della vita ci schianta (poiché ai discepoli la sofferenza non è evitata), prendiamo il Signore con noi sulla barca della vita.
Splendido Maestro!
Il Signore, malgrado la sua tristezza e il suo sconforto per l’incomprensione con la folla, è comunque attento a ciò che accade ai suoi discepoli, a noi, e ci raggiunge nel mezzo di ogni tempesta.
#apostolatobiblico