Commento al vangelo di Domenica 31 Maggio 2020

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Però, sono già passati cinquanta giorni! Il tempo pasquale è davvero volato.
Per capire lo stupore di questa festa, facciamo un passo indietro a Domenica scorsa.
Gesù è morto e gli apostoli sono presi dalla paura: “Che ci accadrà adesso?”.
Possiamo capire tutta la loro paura e i loro dubbi.
Gesù se ne è andato al Padre: “Cosa ne sarà di noi, adesso che il maestro, il nostro capo è morto? Gesù era Gesù, noi siamo noi: come possiamo pensare di continuare noi il suo messaggio? Gesù lo hanno ucciso: noi abbiamo paura. Faranno anche a noi ciò che hanno fatto a lui?”.
Per loro questo è un momento di crisi forte, profonda, radicale, decisiva.
Gli apostoli si chiedono: “E adesso, che si fa?”.
Quante volte ci troviamo in questa situazione e ci diciamo: “E adesso che si fa?”.
Annunciare il Regno, d’accordo. Dove, come, a partire da quando, dicendo cosa?
Fuori tira ancora una brutta aria per i discepoli del Nazareno, per quale ragione masochistica dovrebbero uscire e farsi nuovamente arrestare?
Pietro e gli altri lo sanno bene: non sono all’altezza del compito. Solo un mese prima erano tutti fuggiti. Come aspettarsi, ora, una reazione diversa?
No, non ce la possono fare, non da soli.

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DOMENICA DI PENTECOSTE

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La sacra Cinquantina Pasquale si compie nei giorni solenni e infuocati delle Pentecoste che vanno dall’Ascensione del Signore fino alla Sera della Domenica di Pentecoste , a cui molti paesi aggiungono  il Lunedì di Pentecoste, con il suggestivo rito dello spegnimento del cero pasquale pienamente recuperato nelle comunità parrocchiali da qualche anno.

La liturgia della Solennità che uguaglia e compie la Pasqua di Risurrezione è ricchissima e complessa e , analogamente come è per il Natale, gioca tutta sulla Vigilia, in cui splende la Veglia solennissima e articolata e il giorno di Pentecoste dove ha particolare risalto l’Ora di Terza, le nove del mattino. Dobbiamo registrare una certa indifferenza verso la solennità della Giornata da parte di molti anche tra i cristiani più impegnati e in tal senso i fratelli della Riforma Protestante marcano come merita tale solennità. Nel rito ambrosiano tutte le domeniche che seguono sono dette Domeniche dopo Pentecoste e così faremo anche noi nel rpsieguo dell’anno liturgico con la corrispondenza del tempo ordinario che riprenderà il suo corso martedì dopo Pentecoste .

Vogliamo riservare uno spazio anche alla Tempora d’estate che si celebrano il mercoldì , venerdì e sabato della settimana che seguue la Pentecoste e che anticamente prevedevano anche un severo digiuno.

Anche questa volta per il commento liturgico ci affidiamo ad un grande masetro del passato Dom Gueranger nel suo Classico ever green ” L’annè liturgique” , mentre per la voce dei padri ascoltiamo Benedetto XVI  e per la Parola in Canto non possiamo non ascolrtare commossi e grati la Sequenza ” veni Sancte Spiritu” meno nota ma più antica e suggestiva dell’importante Veni Creator.

Pentecoste. Liturgia

La voce dei Padri Benedetto XVI

Le tempora d’estate

La Parola in Canto : sequenza di Pentecoste

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Commento al vangelo di Domenica 24 Maggio

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Perché oggi si festeggia l'Ascensione? - Il PostNella festa dell’Ascensione, il finale del Vangelo di Matteo!
Scelta curiosa visto che Matteo è l’unico tra i sinottici a non raccontare l’episodio.
In Matteo quando si parla di “monte” si indica sempre quello delle beatitudini, dove Gesù annunciò la logica del regno.
E’ proprio su questo monte che i suoi videro Gesù.
E in questo momento di massima unione, Matteo ci informa che «essi però dubitavano».
Bellissima questa annotazione.

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Commento al vangelo di Domenica 17 maggio

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VI Domenica di Pasqua Anno A - www.maranatha.it

Siamo nel contesto dell’ultima cena di Gesù raccontata da Giovanni.
Il leader, il capofamiglia, il carismatico se ne va e loro si chiedono se da soli ce la faranno. Tutti noi abbiamo bisogno di padri, di maestri, di riferimenti, di leggi, di regole chiare e precise. Ma lo scopo di un maestro è di fare dei suoi discepoli degli altri maestri.
Chi ama ti vuole fare adulto, maturo, anche se questo ti portasse lontano da lui.
Non si può essere sempre discepoli, ciascuno deve diventare maestro della propria vita.

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