Spegnere la profezia

Gesù dice una verità inoppugnabile: per non so quale perverso meccanismo i profeti mentre sono vivi non vengono riconosciuti, e dopo la loro morte si dedicano loro vie e piazze e scuole superiori.

Penso all’immagine dei funerali del grande Papa Giovanni Paolo, con i grandi della terra accordi al suo cospetto e rilasciare attestazioni di immensa stima, dopo avere tranquillamente ignorato le sue richieste di giustizia e di pace mentre era in vita!

Così Gesù se la prende con coloro che in teoria avevano tutti gli strumenti per riconoscerne la missione: gli studiosi, i letterati, i dottori della legge che, per chissà quale ragione, sono arroccati sulle loro posizioni e rifiutano di mettere in discussione le loro assodate certezze per riconoscere in lui il Messia.

Ai figli del Maestro è chiesto di riconoscere i profeti di oggi, anche se questi talvolta ci sferzano con linguaggio duro e ci richiamano all’essenzialità del Vangelo, non commettiamo l’errore di mettere ai margini i profeti di oggi come sono stati messi ai margini i profeti di ieri, da don Milani a don Mazzolari che pagarono con il sospetto la loro profezia.

I dottori della legge, stizziti e offesi, diventano ostili a Gesù: prevale il loro amor proprio e non la verità nel cuore. Riconosciamo i profeti che il Signore ci porrà di fronte e ben vengano le parole dure nei confronti dei nostri atteggiamenti, purché esse ci conducano alla verità di noi stessi e di Dio…      

Ritornare al “sè”

Quando succede nella vita del credente? Quando succede di perdere di vista l’essenziale e farsi travolgere dal proprio ego spirituale e erigere attorno a sé un muro di incenso finendo col manipolare la realtà? Gesù si scaglia contro i farisei, ma ne ha anche per i dottori della Legge, di ieri e di oggi.

Non se la prende con l’osservanza minuziosa della Legge che portava i farisei a pagare, addirittura!, la decima parte delle spezie, ampliando l’interpretazione della norma.

Non è il sincero zelo che condanna Gesù, ma l’avere dimenticato l’essenziale, l’origine di ogni regola, tanto più di una regola che si pensa derivare direttamente dalla volontà di Dio! Gesù, ai dottori della Legge, i conoscitori della Parola, a noi che siamo più dentro la conoscenza della teologia e della catechesi, chiede di portare i pesi insieme alle persone.

Non siamo dei maestri che dall’alto della propria supponenza impongono pesi che non vogliamo portare, ma fratelli che, nella semplicità e nell’autenticità, nella conoscenza dei propri limiti, condividono i fardelli gli uni degli altri, senza giocare a chi sia il più santo e devoto!      

Purificare l’interno

È esigente il Signore, specialmente con noi devoti.

Chiede una sintonia assoluta fra il dentro e il fuori, fra il detto e il vissuto. All’apparenza anarchico e senza regole, in realtà il Signore riporta la Legge di Dio alla sua radice, alla sua origine, come manifestazione di fede, non come ostentazione di bravura e di devozione.

Così ci obbliga, il Signore, ad essere sinceri e leali: non si bara davanti a Dio. Non spaventatevi, però: la stragrande maggioranza delle cose che facciamo sono frutto della nostra devozione, non una richiesta di Dio. Dio non è affatto severo con noi.

Lo è se ci arrampichiamo sui vetri dell’esteriorità per mostragli che siamo dei pii credenti!

Non chiede belle statuine, il creatore dell’uomo: sa bene che proveniamo dal fango. E suggerisce un atteggiamento che è del discepolo: diamo in elemosina ciò che c’è dentro noi stessi.

Non misuriamo il dono, il gesto di bene che possiamo compiere, la disponibilità e la generosità.

Diamo in elemosina il dentro, l’essenziale, ciò che siamo in profondità, il resto ci verrà in cambio, una misura colma e ben scossa ci sarà versata in grembo…      

Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito

La ricchezza è un grande rischio, un pericolo per chi voglia davvero trovare la felicità.
Sconcerto tra gli apostoli: non che nessuno abbia problemi di ricchezza: l’unico, Matteo, ha venduto tutto e non gli importa più nulla del denaro.
Pietro, timidamente chiede conferma di questa teoria: loro hanno lasciato tutto, quindi sono a posto, no?
No, Pietro, anch’io sono dalla tua parte, ma non è proprio così.
La ricchezza è questione di atteggiamento del cuore, non di spessore del portafoglio, la ricchezza può essere un attaccamento eccessivo ad un pensiero, ad una persona, ad un progetto e Gesù dice: l’unico che può colmare davvero il cuore sono io.
Non è una minaccia, quella del Maestro, è una promessa: lui pretende di essere più di ogni bene, più di ogni affetto, più di ogni desiderio.
La ricchezza, in questo, è perniciosa e ingannevole perché difficilmente realizza quella felicità che promette.
Gesù incoraggia Pietro: se davvero hai lasciato tutto, Pietro, riceverai cento volte tanto.
Pietro non sa se essere contento o preoccupato, non sa ancora che dovrà staccarsi dalla cosa più difficile: l’immagine di se stesso buon apostolo, apostolo fedele.

Mi ami tu?

A conclusione del nostro tempo pasquale, leggiamo oggi lo splendido incontro tra Pietro e Gesù alla fine del vangelo di Giovanni.
Il dialogo, conosciuto da molti, è straordinario e sigilla la definitiva amicizia tra Pietro e il suo Maestro.
La lingua greca è piena di sottigliezza che la traduzione italiana in parte tradisce.
In greco esistono tre modi per indicare l’amore: l’amore di attrazione, erotico, quello di amicizia e l’amore grande, quello ideale, quello legato all’esperienza di Dio.
Gesù le prime due volte chiede a Pietro: «Mi ami di amore grande?» e Pietro risponde, sconsolato: «Ti amo di amore di amicizia».
Povero Pietro! L’apostolo entusiasta, il focoso, l’irruento, quello disposto a morire per il Maestro, ha misurato il proprio fallimento, il proprio limite e non osa più esporsi, sbilanciarsi.
Credeva di amare Gesù di un amore focoso e travolgente, ma nel cortile del Sinedrio una serva ha mostrato l’inconsistenza del suo amore…
Per la terza volta Gesù parla.
Questa volta è lui che abbassa lui il tiro e chiede a Pietro un amore di amicizia.
Pietro tace, è rattristato, è stato Dio a dover abbassare le pretese, e risponde: «Cosa vuoi che ti dica, tu mi conosci, sei tu che misuri il mio amore!»
Grande Pietro!
A te il Signore ora chiede fedeltà, a te di occuparti dei fratelli, senza sogni smisurati, senza pretese, senza illusioni.
Ora potrai davvero essere un buon pastore, non un giudice, perché cosciente del tuo limite…