L’ora della prova

“Adesso credete?” Gesù ironizza con i suoi.
No, il tempo di credere è passato, hanno perso il treno, non erano presenti al momento giusto, hanno perso l’appuntamento.
Idiozia degli apostoli e nostra, presunzione di tenere tutto, anche il tempo di Dio nelle nostre mani!
Adesso crediamo? Dopo avere tutto valutato, dopo avere dedicato, bontà nostra tempo a Dio?
Adesso? Povero Dio, continuamente esaminato, sempre messo alla sbarra dei nostri pregiudizi e delle nostre manie!
Sempre ultimo nell’interminabile lista delle nostre vere o presunte priorità!
Gesù si sente solo, ora, il percorso che gli apostoli dovevano fare è fallito, poco importa che loro – adesso – si siano convinti.
Tutto, intorno, è tenebra e astio, la croce resta l’ultima soluzione.
Forse gli uomini capiranno, dinnanzi all’appeso, che le sue parole erano parole di verità, non discorsi da predicatori, non esercizio di retorica.
Gesù, ora, sa che solo affronterà l’ultima, drammatica prova.
Ma esiste un appello, gli apostoli saranno chiamati ad un’ultima prova, la definitiva: saranno chiamati ad accettare umilmente il proprio fallimento, a mettere da parte la propria sicumera.
Falliti, masticati dalla sofferenza, umiliati dalla constatazione del proprio limite, potranno finalmente diventare discepoli, allora, non adesso, allora, come vuole Dio.

Senza di me non potete fare nulla

Senza di me non potete fare nulla.
Gesù è categorico e tagliente in questa affermazione e l’esempio che fa’, quello dei tralci e della vite, lo esemplifica in maniera assoluta.
Avete una qualche esperienza di potatura, amici?
Che siano le rose del giardino o un vitigno, il principio è lo stesso: il tralcio deve restare unito alla vite per vivere e portare frutto.
Attraverso l’innesto, la linfa vitale lo nutre e lo fa crescere, e necessita di essere potato, accorciato nel punto giusto perché la linfa vitale non si disperda ma si concentri nel frutto.
Dal che derivano alcune conseguenze: se ci tagliamo da Cristo sopravviviamo, non viviamo, vivacchiamo, non voliamo.
Se nella mia settimana non riesco a trovare dei momenti e dei tempi di silenzio e preghiera, per ascoltare e meditare la Parola, la mia vita inaridisce, secca.
Seconda considerazione: i frutti che possiamo portare, frutti di bene, di amicizia, di serenità, di perdono, derivano dal nostro essere innestati al Maestro.
Non abbiamo molto da fare, ci suggerisce san Giovanni, se non “dimorare”, “restare”, non allontanarci dalla tenerezza di Dio.
Dimoriamo nell’amore, in questa giornata, tutto ciò che possiamo fare, produrre, dire, scrivere, organizzare, cose belle e sane, attingano la loro spinta e la loro profondità nel cuore stesso di Dio.
Senza di lui, lo sappiamo bene, non possiamo fare nulla e non portiamo frutti.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace

Il Signore ci dona la sua pace, che è una pace diversa da quella che dona il mondo.
L’abbiamo sperimentato e lo sperimentiamo in questo inizio di terzo millennio: il mondo si è svegliato impaurito e guerriero, e tutte le conquiste che sembravano aver portato i buissimi anni del ventesimo secolo sono dimenticate.
Il nostro è un mondo inquieto e molte persone, contrariamente a quanto accadeva nel passato considerano la pace come il più grande dei beni dell’umanità.
E’ bello condividere anche con i non-credenti l’anelito alla pace e alla giustizia profonda, è un segno dei tempi anche quando viene male interpretato o manipolato.
Occorre comunque ribadire che la pace del cristiano parte da un incontro, da un dono del Risorto, non è atto spontaneo, né generosa concessione.
La pace è condizione essenziale per potersi dire autenticamente discepoli; e questa pace si raggiunge anzitutto nel profondo, nell’intimo, nel cuore di ciascuno, cuore toccato e convertito dal sentirsi amato.
Il cristiano è pacifista perché radicalmente pacificato, disposto ad amare perché amato.
Proprio perché amato e perdonato divento capace di amare e perdonare, di donare la mia vita, di vedere nell’altro un fratello e mai un nemico.
Conserviamo la pace nelle piccole cose, diventiamo pacificatori, non solo pacifisti, perché le grandi guerre non sono che la somma delle nostre piccole guerre e dei nostri piccoli egoismi.

Familiari di Dio

famigliaCi vuole una buona dose di follia, ma mi ci sto abituando, perché la Chiesa indichi come modello da seguire la famiglia di Nazareth, una famiglia decisamente atipica!
Guardiamo con sufficienza critica questa non-famiglia composta da una padre che non è il vero padre, di una madre vergine e di un bambino che è il figlio di Dio!
E invece, se abbiamo il coraggio di lasciar parlare gli eventi, qualcosa si smuove.
Perché, come ci dice Luca nel Vangelo, questa è una famiglia concreta, reale, che deve fare i conti con la fatica e la sofferenza, con gli imprevisti e i momenti di stanchezza delle relazioni.
Non è una coppia di semidei. Non ci sono gli angeli a stirare e a fare bucato.
Né le potenze del cielo che suggeriscono a Giuseppe le scelte da fare.
Questa famiglia è esemplare proprio nella sua vicinanza alle nostre fatiche e stanchezze, alle nostre crisi e ai nostri litigi.
Affrontati avendo Dio che corre in soggiorno…

Guardate a Giuseppe, ad esempio. Continua a leggere

L’opera di Dio

Gesù svela il volto del Padre. Il volto di Dio.
Il Dio che Gesù racconta, è il Dio che, stanco, di essere frainteso si fa uomo, corpo, sguardo.
Un Dio che suda e impara, si stanca e ride, fa festa e lutto, lavora e gioisce della famiglia e dell’affetto dei suoi.
Un Dio che si piega sull’umanità ferita, come un buon samaritano versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza, che si prende in carico l’uomo dolorante e lo conduce alla locanda del regno.
Un Dio che si commuove alle lacrime che ama l’amicizia e l’accoglienza, che sceglie di donarsi fino in fondo, che non ha paura del rischio, che vuole morire per sigillare le parole “ti amo” rivolte a ciascuno di noi, che piange di paura e chiede qualcuno che lo ascolti, che pende nudo da una croce.
Gesù ci svela il volto di un Dio paziente, silenzioso, timido, rispettoso dell’uomo.
Timido, perché egli è come la brezza del mattino e rispetta (lui almeno!) la libertà dei suoi figli.
Dio non ti allaccia le scarpe, né ti risolve i problemi: ti aiuta ad affrontarli, ti spiega che non è poi così fondamentale superarli, che la storia ha un tesoro nascosto che sei chiamato a scoprire.
Gesù ci svela un Dio discretamente vittorioso nella resurrezione, che ha un piano per l’umanità, che ha un sogno, la Chiesa, i suoi discepoli, chiamati non a salvare il mondo, ma a vivere da salvati, costruendo quel regno che lui è venuto ad inaugurare, regno di giustizia e di pace.