LA PAROLA SPEZZATA PER TE – III Domenica di Pasqua

Giorni difficili per i discepoli.
Il cuore è in subbuglio.
Sconcerto, paura, turbamento, dubbio, stupore e incredulità sono solo alcuni dei sentimenti appuntati dall’evangelista Luca.
Dopo il grande racconto dei discepoli ritornati dalla locanda di Emmaus, il Risorto si fa nuovamente presente in mezzo a loro.
E i discepoli come reagiscono?
Sono sconvolti e pieni di paura.
Cosa vedono e capiscono?
Un fantasma, uno spirito.
E sì cari amici: quanto assomigliamo a questi discepoli confusi e smarriti!
Quanta fatica facciamo anche noi a riconoscere il Risorto presente nella nostra vita…
A volte trovo cristiani navigati (almeno così sembrerebbe…) che parlano del destino, della fortuna o del fato e che dietro ad un incontro che ha cambiato la vita o davanti a un evento che ha smascherato una possibile tragedia, non vedono niente, se non il caso.

Ma Gesù non molla e ribadisce: “Sono proprio io!”.
Gli undici – e non solo loro! – devono allenare lo sguardo e il cuore a riconoscerlo, a superare i dubbi e le paure, a smascherare attese false o proiezioni dei propri desideri.
Il Risorto, che vuole essere convincente e togliere ogni dubbio, invita a toccare e guardare.
Sì, proprio così!
Gesù non finisce mai di stupirci: avrebbe potuto operare un miracolo strabiliante, una guarigione da premio nobel per la medicina, una nuova moltiplicazione dei pani e dei pesci…
Invece no!
Per farsi riconoscere, per togliere ogni ombra, Gesù invita a guardare i segni della passione.
Quello è distintivo della sua presenza e della sua verità.
Solo quelle ferite sono feritoie per contemplare la verità della Sua vita e della rivelazione del volto del Padre.
Ancora una volta il Risorto ricorda l’inseparabilità della Croce e della Resurrezione.
E’ proprio questo legame che ci dice lo specifico dell’annuncio della Pasqua.
La “buona notizia” non è solamente che un morto è ritornato in vita, ma che il Figlio di Dio che si è fatto uomo tra gli uomini e ha donato tutta la sua vita per amore sulla Croce, ha sconfitto la morte e che il suo amore ha fatto esplodere di vita il sepolcro!
#apostolatobiblico

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LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Sabato 14 Aprile

La moltiplicazione dei pani e dei pesci si è rivelato un fallimento, la gente non ha capito il senso profondo del miracolo e neppure gli apostoli stanno col Maestro: egli sale sulla montagna, loro scendono a pescare…
Deluso e amareggiato il Signore si ritira in preghiera, deve decidere come muoversi, ora.
Gli apostoli, frastornati, tornano a pescare: quello che doveva essere l’apoteosi del ministero di Gesù si è trasformato in una profonda incomprensione, insanabile, con la folla.
Allontanarsi dal Maestro, anche quando dice cose scomode, suscita in noi la tempesta e rischiamo di affogare.
Allora, il Signore ci raggiunge in mezzo alle difficoltà più nere.
Gli apostoli decidono di prendere Gesù sulla barca e la barca tocca riva rapidamente.
Quando l’incomprensione col mondo è forte, quando pensiamo di non potercela fare, quando il dolore della vita ci schianta (poiché ai discepoli la sofferenza non è evitata), prendiamo il Signore con noi sulla barca della vita.
Splendido Maestro!
Il Signore, malgrado la sua tristezza e il suo sconforto per l’incomprensione con la folla, è comunque attento a ciò che accade ai suoi discepoli, a noi, e ci raggiunge nel mezzo di ogni tempesta.
#apostolatobiblico

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Venerdì 13 Aprile

La moltiplicazione dei pani è l’unico tra i miracoli di Gesù che è narrato da tutti gli evangelisti.
Ma qui, con Giovanni, c’è una sottolineatura particolare: al centro c’è Gesù, non i discepoli.
E’ Lui che vede il bisogno della folla, che attira l’attenzione dei discepoli e che distribuisce il pranzo.

Mi piace davvero questo Rabbì così attento e concreto: vede la fame dei cinquemila uomini che si sono accampati sulle sponde del lago di Tiberiade per ascoltare la Sua Parola e decide di intervenire.
Certo, Andrea aveva ragione: cinque pani e due pesci sono poco più di una merenda, cosa se ne può fare?
Come può bastare per una folla di uomini, donne e bambini assiepati sotto il sole?
Andrea ancora non poteva saperlo, ma con Gesù il problema non è il “quanto”, ma il “dove”.
Quei cinque pani e due pesci non sono niente se tenuti nella bisaccia, ma possono diventare molto se messi nelle mani di Gesù!
E’ questa merenda il punto di partenza, è questa condivisione la scintilla dell’inizio.
Conta il “dove”, non il “quanto”. Posso avere poco, ma se è messo nella mani di Dio è moltiplicato all’infinito.
Posso avere molto, ma se lo tengo sottochiave è destinato all’ammuffimento.
E’ così: l’amore moltiplica, la chiusura ammuffisce.
Coraggio, cari amici!
Lasciamoci mettere in gioco dalla Parola, impariamo l’arte della fiducia e dell’abbandono, facciamo l’esperienza evangelica dell’espropriazione di sé, accettiamo il rischio di perdere il controllo.
Sarà Lui a fare il miracolo.
Saranno le Sue mani a spezzare, condividere, distribuire.
Saranno le sue mani a moltiplicare l’amore fino all’avanzo, alla sovrabbondanza, all’eccesso.
#apostolatobiblico

Giovedì 12 Aprile

Gesù svela a Nicodemo la sua vera identità.
Noi non crediamo in Dio, crediamo nel Dio di Gesù Cristo.
Noi crediamo che Gesù è il Figlio di Dio ed è stato mandato dal Padre per raccontare il vero volto di Dio, non quello sbiadito e approssimativo delle nostre devozioni.
La nostra vita, come quella di Nicodemo, è una continua conversione dal Dio in cui credo di credere al Dio che Gesù è venuto ad annunciare.
L’idea di Dio e di noi stessi che abbiamo è profondamente disturbata dal nostro carattere, dalle nostre esperienze, dalle nostre miserie.
Quanto è liberante avvicinarsi al Dio di Gesù Cristo lasciando perdere le tante (troppe) rappresentazioni che ci facciamo di lui!
E, avvicinandoci a Gesù, riceviamo lo straordinario dono della Parola e dello Spirito.
La vita eterna è già iniziata, per ciascuno di noi, non dobbiamo proiettarla in un ipotetico quanto lontano futuro.
La vita eterna è già cominciata per ognuno: viviamo da salvati!
#apostolatobiblico

Commento al Vangelo – Martedì 10 Aprile

Nicodemo è un maestro, conosce le Scritture.
Ha studiato, è una figura di spicco tra il suo gruppo di devoti, è rispettato e lodato.
Eppure gli manca l’essenziale: la sua è una conoscenza dal “basso”, gli manca ciò che viene dall'”alto”.
Grande Nicodemo!
Quante volte ti incontro nel volto di amici realizzati, preparati, competenti, attivi, eppure smarriti nel loro cuore, incapaci e analfabeti delle Parole del Rabbì, timorosi e infantili nel loro approccio a Dio.
Dedichiamo tempo ed energia e studio al “dentro”, all’essenziale, per essere e diventare capaci di luce, per capire le fitte trame di luce che Dio intesse nelle pieghe dell’umanità!
Chiediamo allo Spirito di renderci capaci di leggere la storia, la nostra storia, e di rinascere dall’alto.
Non basta “conoscere” la fede, occorre credere, fidarsi, schierarsi, aderire, donarsi.
La strada per accogliere lo Spirito che, come un vento birichino, entra dalle fessure della nostra anima, è la meditazione del dono di Dio in Gesù crocefisso, l’essere appeso, innalzato come il serpente nel deserto che ci/mi dice qual è il vero volto di Dio e ci spalanca il cuore alla fede.
La volontà di Dio è sempre e solo il bene dei suoi figli e il suo desiderio è che ognuno si apra alla scoperta del volto dell’Altissimo.
Lasciamo lavorare lo Spirito, amici, che viene quando meno ce lo aspettiamo, che interviene nella nostra vita, che ci cambia il cuore. Lasciamolo lavorare.

Annunciazione del Signore

Se Maria può accogliere la vocazione di madre del Messia, non è certo per i meriti acquisiti sul campo di battaglia, ma per il progetto d’amore di Dio.
L’angelo la saluta come “piena di grazia” e non come “piena di meriti”.
Al centro c’è il gratis di Dio nel quale “tutto è possibile”.
E’ un gratis che sorprende.
E’ un progetto d’amore che scardina i nostri canoni e i nostri parametri di valutazione.
Dio sceglie l’insignificante Nazareth, e non una grande e ricca capitale; sceglie la piccola Maria, e non la figlia di un grande condottiero; sceglie il falegname Giuseppe, e non un importante uomo d’affari.
Anche in noi è all’opera la delicata potenza della Sua misericordia. Anche in noi è possibile il miracolo della novità. Non siamo condannati ai nostri errori, non siamo blindati alle nostre povertà. La grazia di Dio, se glielo permettiamo, ci lancia su sentieri nuovi e promettenti.

Questa sosta in compagnia di Maria ci ricorda che davanti a Dio non dobbiamo essere i migliori, gli splendidi, i primi della classe; che almeno davanti a Lui non contano né le carte di credito, né i titoli di studio o gli amici influenti.
Davanti a Dio conta l’amore, l’umiltà, la disponibilità a lasciarsi plasmare e riplasmare dalla Sua mano.
Come oggi ci ricorda Maria, davanti a Dio conta la docilità alla Parola che ci porta ad allentare la presa, a perdere il controllo, a lasciarci portare dal soffio dello Spirito.
L’esempio di Maria è un antibiotico potente contro il terribile virus della sedentarietà della vita cristiana.
“Non temere”, dice l’angelo a Maria e a ciascuno di noi.
Non temere di offrire gratis quel perdono tanto atteso.
Non temere di rispondere con l’amore all’indifferenza.
Non temere di ricominciare da capo: tu non sei i tuoi errori.
Non temere nel donarti con il tuo “Sì” a chi ti ama e ti attende.
Non temere perché il Signore è con te e nessuno potrà rapirti dalla Sua mano (cfr. Gv 10,29).