Informazioni su Paolo De Martino

Classe 1971, sono sposato dal 1999 e padre di due splendidi figli: Chiara e Samuele. Dopo il diploma di Laurea in Teologia, ho conseguito la Laurea in Scienze dell’Educazione. Nel 2015 sono stato ordinato Diacono permanente. Attualmente sono responsabile dell'Apostolato Biblico della diocesi di Torino

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Lunedì 30 Aprile 2018

Perché ti sei rivelato a noi e non al mondo?
Anch’io mi pongo questo quesito, spesso.
Me lo chiedo quando incontro persone trasparenti, grandi uomini assetati di fede, pieni di autenticità e di bene e che – pure – non riescono ad abbandonarsi alle mani di Dio e si dicono non credenti.
Me lo chiedo quando vedo persone crocefisse al dolore senza la speranza della resurrezione.
Me lo chiedo quando vedo i buoni travolti dalla malvagità degli uomini disperarsi perché nel loro orizzonte manca lo sguardo sereno di Dio benedetto.
Me lo chiedo, certo, e non so darmi risposta.
Gesù, però, sa come rispondere a Giuda: gli apostoli hanno potuto conoscere il Padre perché hanno amato il Figlio e si sono lasciati abitare dalla Parola.
Sì, se abbiamo avuto la gioia immensa di essere abitati dalla tenerezza di Dio, è proprio perché siamo stati capaci di amare, abbiamo avuto un sussulto di abbandono nella Parola che qualcuno (Dio lo benedica sempre) ci aveva annunciato…
E così abbiamo un consiglio da dare a chi vuole credere e non ci riesce: ama.
Tutti possiamo amare, è la cosa più spontanea che portiamo nel cuore e l’amore e l’accoglienza della Parola ci conducono verso Dio.
Se il Signore si è rivelato a noi, colmando il nostro cuore di consolazione e di desiderio, è perché, amandolo e amando i fratelli, possiamo indicare loro lo stesso sguardo, lo stesso sorriso.
Siamo portatori di Dio.
#apostolatobiblico #dalvangelodioggi

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LA PAROLA SPEZZATA PER TE Venerdì 27 Aprile 2018

Gesù dice di essere la via, la verità, la vita, pretende di essere la risposta ai bisogni e alle attese degli uomini, di essere la strada che conduce alla verità, anzi di essere lui stesso la verità, una verità che vivifica, che dona senso e misura alla vita di ogni uomo.
Per i discepoli la verità non è un insieme di affermazione da sapere, un elenco di dogmi in cui credere: la verità è uno sguardo amorevole di cui ci fidiamo.
Ma: è davvero così?
Nella mia quotidianità di cristiano, è davvero lui la via?
È davvero lui che seguo, a cui mi rivolgo?
Non seguiamo l’istinto, o gli umori, o i pareri della gente, non seguiamo la moda, smettiamola di credere ai tanti falsi profeti che oggi ci diranno cosa dobbiamo dire e fare per essere accolti e amati!
Uno solo sa dov’è la strada che porta alla felicità, alla verità di sé e del cosmo, uno solo ci dona la vita in pienezza e in abbondanza.
Non una vita fatta di soddisfazioni e di emozioni, di traguardi e di lussi, di gratificazioni e di egoismi, ma la vita vera, quella che Gesù per primo ha vissuto, una vita orientata al mistero profondo dell’essere, spalancati alla comprensione di Dio e all’accoglienza dei fratelli.
Anzi, non solo Gesù indica la strada, ma diventa una strada da percorrere con semplicità e gioia, mettiamo i nostri passi sulle orme del Rabbì.
Seguiamo il Maestro Gesù, amici, se vogliamo incontrare il Padre!
#apostolatobiblico #dalvangelodioggi

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Sabato 21 Aprile 2018

«Volete andarvene anche voi?».
Gesù rivolge la domanda a bruciapelo, ai suoi attoniti e sconcertati discepoli.
È passata mezz’ora, solo trenta piccoli minuti per passare da una folla adorante ed entusiasta ad un’incomprensione insanabile, una frattura catastrofica.
La gente non ha capito il miracolo, anzi lo ha preso esattamente al contrario: “Condividi quel poco che hai”, voleva dire Gesù.
“Dio ci sfama gratis” ha capito la folla.
Gesù è sconcertato, il dialogo raccontato dal sesto capitolo di Giovanni è un crescendo di durezza e accuse.
Alla fine la gente se ne va e Gesù, tagliente, invita i suoi Dodici a riflettere: andatevene pure.
È duro Gesù, e onesto.
Non blandisce, non seduce, non cerca facili compromessi: il volto di Dio non si contratta.
È libero Gesù, non coltiva discepoli, non arretra di un passo dalla sua missione, costi quel che costi.
Quando la strada del discepolato inizia a salire o la vita ci travolge e mettiamo Dio in soffitta, quando la sua Parola non ci asseconda ma ci sprona a conversione o restiamo scandalizzati dagli uomini di Chiesa e ci viene voglia di mollare.
Gesù ci interroga: volete andarvene anche voi?
Non elemosina, Dio, non accetta adesioni parziali.
A noi, splendidamente liberi – di rispondere.
Vi auguro di sentire dentro di voi la voce cristallina e schietta di Pietro, che sommessamente dice: “Dove vuoi che andiamo, Signore?”
Sì, Rabbì, la tua Parola ha scavato la nostra vita, tutto è cambiato, ora, dove vuoi che andiamo?
#apostolatobiblico

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Giovedì 19 Aprile 2018

Gesù afferma che nessuno può raggiungerlo se non è attirato dal Padre.
Non possiamo avvicinarci al mondo della fede senza esserne attirati dal Padre.
È sua l’iniziativa.
È Dio che ha piantato nel nostro cuore la nostalgia della sua presenza, l’ansia della pienezza.
Rischiamo di vedere la fede come il risultato di uno sforzo: è nostra iniziativa, nostra conquista, nostro merito.
Ascolto la Parola, mi metto a pregare, frequento la Messa, ma sono io a condurre il gioco.
Chi fa l’esperienza di Dio, invece, ha chiarissima l’impressione che più ci si avvicina alla verità e più i giochi si ribaltono.
È Dio a condurre la mia vita e la stessa fede che ho nel cuore e che cresce non è il risultato di uno sforzo ma di un abbandono, di una fiducia che si allarga.
La fede, che è anzitutto adesione, coinvolgimento, non è un sottile ragionamento che conduco fino a convincermi, ma un allentare le resistenze finché mi fidi.
La fede non è cognizione ma incontro.
Agostino, parla dell’essere attirati da Dio con parole dense di poesia: “Ci hai fatto per te, Signore, e il nostro cuore è senza risposo finché non dimora in Te”.
Gesù mette le carte in tavola: questa conoscenza questo incontro è per sempre, è eterno, là dove l’eternità non è una noiosa giornata senza fine, ma uno stato di vita finalmente vissuto in pienezza.
Eternità iniziata il giorno del nostro concepimento e che cresce (ma cresce?) fino alla nuova dimensione dopo la morte.

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Martedì 17 Aprile 2018

Si aspettano la manna, ovvio.
Mosè sì che era un grande, li ha sfamati nel deserto.
Gesù puntualizza, non è Mosè che vi ha dato la manna, ma il Dio di Mosè.
Lo stesso che ha mandato il pane che sazia il cuore, non la pancia, il pane della vita eterna che dona vita ad un mondo altrimenti esangue ed inanimato.
La folla è stranita, e chiede: dacci questo pane.
Non è una preghiera autentica, non converte il loro cuore, non sono ancora disposti a mettersi in gioco, neanche un po’.
Gesù replica: è lui il pane di vita, l’unico che sazia.
L’unico che sazia, amici, l’unico.
Non la fama, non il successo, non la gratificazione saziano.
Solo il Signore Gesù sazia.
Folle e presuntuoso Nazareno!
Può davvero un uomo colmare l’infinito bisogno di infinto del cuore dell’uomo?
No, certo. Ma Dio può.
Ed egli è il Figlio inviato dal Padre per saziare.
Non cerchiamo Dio perché ci esaudisca, perché ci risolva i guai in cui ci mettiamo.
Non cerchiamo di dissetarci all’acqua di cisterne screpolate.
Non entriamo nella folle corsa dell’apparenza e della vanità pensando che sazi la nostra fame di tutto.
Gesù dice di essere l’unico che sazia la fame interiore.
Che abbia ragione?

LA PAROLA SPEZZATA PER TE – Lunedì 16 Aprile 2018

Il Vangelo di oggi si apre su un rimprovero.
Perché la folla lo cerca?
Che cosa si aspetta?
Chi desidera?
Quale attesa vuole colmare?
Qual è il motivo per cui si sono messi sulle tracce del Rabbì di Nazareth?
Domande toste per i discepoli di allora, ma anche per noi, oggi.
Il Vangelo ci interpella, ci scuote, vuole mettere a nudo la nostra ricerca.
E’ meglio fare un solo passo nella direzione giusta, che correre verso un precipizio…
Rileggo il brano di Vangelo e mi colpisce la risposta di Gesù alla domanda della folla dei discepoli. “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”: ecco il loro problema: fare.
Ma Gesù sposta subito la loro attenzione da un’altra parte: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”.
Il Rabbì di Nazareth chiama alla conversione, alla novità: credere in quel volto di Dio che Lui rivela con la sua vita e la sua parola.
Questa è l’opera decisiva.
Non si tratta di fare o non fare delle cose, ma mettere al centro Lui.
Lui, l’unico che sazia la fame che ci sentiamo dentro.
Lui, l’unico che sa di cosa abbiamo bisogno.
Lui, il pane della vita.