Senza di me non potete fare nulla

Senza di me non potete fare nulla.
Gesù è categorico e tagliente in questa affermazione e l’esempio che fa’, quello dei tralci e della vite, lo esemplifica in maniera assoluta.
Avete una qualche esperienza di potatura, amici?
Che siano le rose del giardino o un vitigno, il principio è lo stesso: il tralcio deve restare unito alla vite per vivere e portare frutto.
Attraverso l’innesto, la linfa vitale lo nutre e lo fa crescere, e necessita di essere potato, accorciato nel punto giusto perché la linfa vitale non si disperda ma si concentri nel frutto.
Dal che derivano alcune conseguenze: se ci tagliamo da Cristo sopravviviamo, non viviamo, vivacchiamo, non voliamo.
Se nella mia settimana non riesco a trovare dei momenti e dei tempi di silenzio e preghiera, per ascoltare e meditare la Parola, la mia vita inaridisce, secca.
Seconda considerazione: i frutti che possiamo portare, frutti di bene, di amicizia, di serenità, di perdono, derivano dal nostro essere innestati al Maestro.
Non abbiamo molto da fare, ci suggerisce san Giovanni, se non “dimorare”, “restare”, non allontanarci dalla tenerezza di Dio.
Dimoriamo nell’amore, in questa giornata, tutto ciò che possiamo fare, produrre, dire, scrivere, organizzare, cose belle e sane, attingano la loro spinta e la loro profondità nel cuore stesso di Dio.
Senza di lui, lo sappiamo bene, non possiamo fare nulla e non portiamo frutti.

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