Divorzio breve e dintorni

famigliaIl divorzio breve sancisce in Italia la vittoria della “società liquida”, in cui anche l’amore è liquido come lo è la relazione, come lo sono la convivenza e il matrimonio.
È la vittoria di Zygmunt Bauman, il sociologo polacco di origini ebraiche, padre della “modernità liquida”.
È la sconfitta (meglio riconoscerla subito) di quanti, noi compresi, ci siamo consapevolmente attardati a considerare il valore della nostra antropologia come universalmente riconosciuto e condiviso.
Non avevamo capito che la profezia di Bauman non si proiettava su un futuro lontano, ma era lì a portata di anni e di giorni.
Ora anche l’Italia ha il “suo” divorzio breve, celebrato come una vittoria della laicità, del riformismo e della modernità.
O se non altro, come un semplice mettersi al passo dei tempi e di quell’Europa maestra nello sbriciolare le relazioni, nell’assecondare ogni forma di individualismo in nome dei “nuovi” diritti (percepiti e divenuti tali sotto la spinta del desiderio).
E’ il vangelo cosa ha da dire? Semplice: Gesù sogna una coppia che sia il riflesso della fedeltà di Dio.
Ai suoi tempi esisteva il divorzio ed era pure attribuito a Mosé!
Probabilmente era un divorzio solo maschilista (ettepareva!), ma nessuno si sarebbe mai sognato di contestarlo. Eccetto Gesù.
Gesù dice che le separazioni, i litigi, i divorzi, sono farina del nostro sacco, frutto immaturo della durezza del nostro cuore.
Ma Dio la pensa diversamente: quando ha creato l’uomo e la donna, li ha pensati in un’armonia unica, in un’intesa che si costruisce con il tempo.
Gesù si schiera in maniera assoluta contro il divorzio, creando scompiglio anche tra gli apostoli: allora è meglio non sposarsi!
Certo: se il matrimonio significa farsi servire e riverire, non mettersi in gioco e lasciare sempre una via d’uscita, è meglio non sposarsi.
In questi fragili tempi affettivi, le coppie che si sposano nel Signore, che prendono il vangelo come metro di giudizio della propria vita conougale, hanno una grande testimonianza da dare.
Il divorzio non è un problema giuridico, e neppure morale, ma sostanziale: noi discepoli crediamo che sia possibile costruire una coppia che vede il proprio percorso come una vocazione a rendere presente il Dio dell’amore.
In un futuro neppure tanto remoto, forse si chiederà, a proposito dei cristiani: da cosa li riconoscerete? Anche dal fatto che hanno scelto il matrimonio e hanno accettato il rischio di mettere al mondo i figli.

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