Perché piangi?

maria magdalaMaria di Magdala piange la scomparsa del suo Maestro. Ultimo sfregio al suo dolore, è la scomparsa del corpo di Gesù. Sofferenza aggiunta a sofferenza, strazio a strazio, non potere neppure piangere il corpo della persona amata. Come dicevamo ieri, la presenza del Signore risorto è discreta, non si impone, è delicata e rispettosa dei nostri tempi e delle nostre modalità. No, non è evidente il Signore Gesù, è timido e discreto il nostro Dio e solo attraverso dei segni, dei sacramenti, solo attraverso un linguaggio tenue del cuore riusciamo a riconoscerlo nella pesante realtà del quotidiano. Per Maria che in Gesù aveva avuto un prezioso amico e un tenero Maestro, il segno che le spalanca il cuore, che l’aiuta a superare la sofferenza è il proprio nome pronunciato dal Rabbunì. “Maria” dice il Signore. Quanta tenerezza, quanto rispetto, quanta verità in quel semplice nome pronunciato dal Risorto! Il nome, nella tradizione ebraica, non è un’informazione anagrafica, ma la descrizione dell’essenza stessa della persona. “Maria!”, dice Gesù.

“Maria!” e la discepola di Magdala spalanca il proprio cuore: il suo sguardo diventa limpido, non più offuscato dal dolore. Anche noi, amici, siamo chiamati per nome: il Signore sa, il Signore conosce, il Signore ci ama. E ci chiama per nome perché vuole che lo riconosciamo – oggi – presente nella nostra vita.

Un monaco del XIII secolo descrive questo incontro tra Cristo e Maria, mettendo sulla bocca di Gesù queste parole: “Donna, perché piangi? Chi cerchi? Colui che tu cerchi, già lo possiedi e non lo sai? Tu hai la vera ed eterna gioia e ancora tu piangi? Questa gioia è nel più intimo del tuo essere e tu ancora la cerchi al di fuori? Tu sei là, fuori, a piangere presso la tomba: Il tuo cuore è la mia tomba. E lì io non sto morto, ma riposo vivo per sempre. La tua anima è il mio giardino. Avevi ragione di pensare che io fossi il giardiniere. Io sono il nuovo Adamo. Lavoro nel mio paradiso e sorveglio tutto ciò che qui accade. Le tue lacrime, il tuo amore, il tuo desiderio, tutte queste cose sono opera mia. Tu mi possiedi nel più intimo di te stessa senza saperlo ed è per questo che tu mi cerchi fuori. E’ dunque anche fuori che io ti apparirò, e così ti farò ritornare in te stessa, per farti trovare nell’intimo del tuo essere colui che tu cerchi altrove” (Anonimo, Meditazione sulla passione e risurrezione di Cristo, 38: PL 184, 766).

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