Domenica 5 Aprile 2015 – Commento al Vangelo

tomba vuotaAbbiamo camminato in questi quaranta giorni, vivificati dal desiderio della conversione e sostenuti dalla Parola che ha illuminato i nostri passi, per essere pronti ad accogliere questo annuncio: Gesù è vivo, il Crocifisso è risorto!
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro. Una corsa affannosa, mentre Gerusalemme è ancora avvolta nel sonno. Ma, sapete, l’età (Pietro è sicuramente più vecchio di Giovanni) e la teologia (Pietro, l’autorità, deve sempre star dietro a Giovanni, l’amore) fanno sì che Giovanni giunga per primo al sepolcro, e poi aspetti Pietro che arriva senza fiato.
È questa l’esperienza della Chiesa: correre al sepolcro e sapersi aspettare.
Abbiamo ritmi diversi, siamo splendidamente diversi, amici.
La Chiesa non è la compagnia dei bravi ragazzi.
La Chiesa è lunga, larga, profonda, fatta di discepoli diversi. La diversità è suo patrimonio irrinunciabile, come Gesù di Nazareth ci testimonia nell’improbabile scelta degli apostoli.
La Chiesa esiste solo per vivere e annunciare che il Signore è risorto.
Esplodiamo di luce, amici, gridiamolo forte: la morte, ogni morte, non è il capolinea della nostra vita!
Quale migliore augurio in questa Pasqua di crisi economica e di fiducia!

Gesù è risorto, amici, semplicemente.
Non rianimato, né tantomeno reincarnato. No, è proprio risuscitato e questa notizia è arrivata fino a noi oggi, ci ha fatti alzare stamani, ci ha fatto radunare insieme alle comunità, ci riempie la vita.
Se Gesù è risorto allora significa che non è stato solo un grande uomo, allora significa che davvero egli era ciò che diceva di essere, significa che egli è presente insieme a noi, con noi. Pasqua, amici, Pasqua!
Su quella tomba vuota, su quella pietra che non è riuscita a bloccare la presenza di Dio si fonda la nostra intera speranza, la speranza di milioni di uomini che lungo la storia hanno creduto al vangelo.
Ma non è evidente la resurrezione, anzi si resta spiazzati nel leggere i vangeli.
Non è facile credere, né evidente.
Evidente la crocifissione, evidente il sangue e la testimonianza, evidente e sconcertante l’urlo di sofferenza
ma la resurrezione no, è tutt’altro affare, è questione di fede, non di evidenza.
Fatichiamo a credere alla resurrezione, a emozionarci per questa notizia.
Forse perché è difficile condividere la gioia di qualcun altro. Sentiamo solidale il crocifisso, ci identifichiamo, ognuno di noi ha vissuto o vive un’esperienza di dolore, di sconfitta.
Abbiamo maturato una grande devozione al dolore di Dio, e giustamente.
Ma troppo spesso siamo fermi a quel dolore, come i discepoli di Emmaus, quasi compiaciuti della   dimensione del patire. Conosco troppi cristiani fermi al venerdì santo, accampati sotto la croce, troppo legati al proprio dolore per accorgersi che

Gesù è risorto.
È tempo di abbandonare il dolore, di non amarlo, di redimerlo.
La gioia cristiana è una tristezza superata, la gioia cristiana è guardare delle bende e vedere il corpo trasfigurato che avvolgevano, vedere una tomba vuota e capire che sì, davvero il Signore è risorto.
Se davvero siamo risorti con Cristo, cerchiamo le cose di lassù, viviamo da risorti.
Pasqua è vita e vivere non è sopravvivere. Essere vivi è più di respirare.
Se perdi il gusto di sorridere, sei morto, se perdi il piacere di piangere, se perdi il gusto di stupirti, di meravigliarti e di sorprenderti, se non ti batti per qualcosa di grande, se non sai commuoverti di fronte ad un film, ai tuoi figli, se non sai rischiare qualcosa, se non senti più niente dentro di te… sei morto.
Vita nuova, amici! Vita nuova, non solo rattoppi o aggiustatine! Vita nuova, splendente e luminosa!
E se ancora sei circondato dalla nebbia, se un crampo blocca ogni tuo passo, se ti sembra impossibile, se la paura ti stringe lo stomaco, non avere paura e ascolta l’annuncio degli angeli: il Signore è vivo!
Il Signore è risorto! Oggi, per te!
Non avere paura, lascia che quella luce e quella bellezza squarcino il tuo sepolcro e anche per te, oggi, sarà Pasqua!

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