Domenica 29 Marzo 2015 – Commento al Vangelo

desertoIl deserto, ormai, volge al termine.
Abbiamo seguito il Rabbì nei quaranta giorni della quaresima, cercando di convertire il nostro cuore, sforzandoci di cambiare l’immagine mediamente orribile di Dio che portiamo nel cuore. Vorremmo un Messia muscoloso e trionfante. Gesà è un Messia mite e mediocre. Abbiamo idea che la fede sia doverosa ma mortalmente noiosa. Gesù ci parla della immensa bellezza di Dio. Ci rivolgiamo a Dio come quando contrattiamo un favore. Gesù ribalta i banchetti dei nostri mercati per svelarci il volto di un Padre che sa di cosa hanno bisogno i propri figli. A volte pensiamo che Dio sia misterioso e incomprensibile, che ci mandi delle prove nella vita. Gesù dice che l’unico desiderio di Dio è la mia salvezza. Ci avviciniamo alla croce con superficialità: Gesù morirà in croce, Dio nudo e consegnato, per svelare in maniera inequivocabile il vero volto di Dio.
Siamo pronti ormai, alla fine di questo percorso, a sederci e guardare lo scandaloso evento della croce. Come il giovinetto citato da Marco nella sua Passione, scandalizzati e inorriditi siamo chiamati a seguire il Maestro nel suo dono d’amore.  L’ultimo.  Il più grande.

Siamo partiti dal deserto di Gesù e con Lui, per questi quaranta giorni, ci siamo lasciati guidare al monte della Trasfigurazione, alla spianata del tempio, nel colloquio con Nicodemo e in compagnia dei greci che intercedevano dal buon Filippo per poter incontrare il Rabbì.
Oggi la liturgia ci porta in cima al Calvario, ai piedi della Croce. La folla festante alle porte di Gerusalemme è scomparsa. I discepoli, pure loro, sono spariti. I colpi sordi e violenti dei chiodi nelle mani e nei piedi di Gesù, battono il ritmo della ritirata. Nessuno si aspettava questa fine, anzi. Gesù era stato accolto a Gerusalemme come un re, ormai sembrava proprio il momento giusto, e invece…
Ma lo Spirito ci porta a scoprire che Gesù è re, ma la sua regalità è tutta al contrario!

E’ un re che entra a prendere possesso della capitale terrena del suo Regno, Gerusalemme, non con un cocchio regale trascinato da eleganti destrieri, ma con un asinello dato in prestito.

E’ un re che tra il tradimento di Giuda e l’annuncio del rinnegamento di Pietro, dona tutto se stesso nel pane spezzato. E’ un re che si spoglia delle sue vesti, prende un asciugamano e tra gli sguardi sbigottiti dei presenti si mette in ginocchio e inizia lavare i piedoni zozzi dei dodici.

E’ un re fragile e indifeso come ogni uomo. E’ un re che sceglie la Croce come suo trono.
Marco ci sorprende ricordandoci che nel cuore di questa regalità capovolta, al centro della scandalo della Croce, si fa strada il riconoscimento: il velo del tempio si squarcia e il soldato pagano riconosce che il Crocifisso è il Figlio di Dio. La Croce è proprio questo squarcio, questo svelamento del volto di Dio che apre la strada al riconoscimento. Il velo cade, Dio non è più irraggiungibile e nascosto. Dio è lì, appeso per amore alla Croce.

Allora coraggio! Entriamo nella grande Settimana Santa con lo sguardo rivolto a Lui. Lasciamo che lo Spirito ci metta un po’ di subbuglio nell’anima per ritrovare lo stupore davanti alla Croce, il trono di Dio.

Buona Settimana Santa

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