Una vita che non finisce mai

camminoSi parla poco e male della morte, in questo nostro misterioso e schizofrenico tempo: da una parte ceniamo davanti al televisore che ci porta in casa stragi e fatti di cronaca, dall’altra importiamo tradizioni come la festa di Hallowen che rischia di banalizzare la morte facendola diventare un’occasione di festa.

Ma chi ha conosciuto la morte, chi ha avuto una persona amata che se ne è andata, prende molto sul serio la morte, anzi la risposta al dilemma della morte in realtà dona senso alla nostra vita.

La terra dei cimiteri è una terra salata, irrigate di lacrime e di speranza. E’ una terra che custodisce la certezza che la morte non è l’ultima parola, ma un punto messo al penultimo capitolo. C’è una pagina ancora. Quella definitiva. Non solo la fine, ma il fine.

Per noi cristiani, discepoli del Dio vivente, non esiste la fine, ma solo il fine che è il Cristo Risorto.

L’atteggiamento verso la propria morte, atteggiamento adulto non depresso né scaramantico, è all’origine di una ricerca più approfondita del mistero della vita di ciascuno.

Dobbiamo morire, questa è l’unica certezza che abbiamo, oltre l’attimo che stiamo vivendo.

La morte contraddice l’esistenza di Dio?

Davanti alla morte non sentiamo forte la ribellione e la rabbia?

Non è mai il momento di morire, dovessimo scegliere noi chi e quando far morire sarebbe una vera catastrofe… Dio tace, sulla morte e l’uomo è l’unico essere vivente che percepisce la morte come un’ingiustizia. Ma rispetto a cosa?

Paradossalmente questa rabbia rivela la nostra identità profonda, il mistero che ciascuno di noi è.

Dove andremo? Che sarà di noi? Esiste una vita oltre la vita?

Gesù non ha mai promesso che i suoi ami­ci non sarebbero morti. Per lui il bene più grande non è una vita lunga, un infinito sopravvivere; l’es­senziale non sta nel non morire, ma nel vivere già una vita risorta. L’eternità è già entrata in noi molto prima che accada, entra con la vita di fede ( chiun­que crede in Lui ha la vita eterna), entra con i gesti del quotidiano amore. Il Signore ci insegna ad ave­re più paura di una vita sbagliata che della morte. A temere di più una vita vuota e inutile che non l’ultima frontiera che pas­seremo aggrappandoci forte al cuore che non ci lascerà cadere.

Gesù ha una buona notizia sulla morte, su questo misterioso incontro, questo appuntamento certo per ognuno.

La morte, sorella morte, è una porta attraverso cui raggiungiamo la dimensione profonda da cui proveniamo, l’aspetto invisibile in cui crediamo, le cose che restano perché “come diceva il saggio Petit Prince” l’essenziale è invisibile agli occhi.

Siamo immortali, amici, dal momento del nostro concepimento siamo immortali e tutta la nostra vita consiste nello scoprire le regole del gioco, il tesoro nascosto, come un feto che cresce per essere poi partoriti nella dimensione della pienezza.

Siamo immensamente di più di ciò che appariamo, più di ciò che pensiamo di essere.

Siamo di più: la nostra vita, per quanto realizzata, per quanto soddisfacente non potrà mai riempire il bisogno assoluto di pienezza che portiamo nel nostro intimo.

E Gesù ce lo conferma: sì, è proprio così, la tua vita continua, sboccia, fiorisce, cresce.

Per una pienezza di ricerca e di totalità se hai scoperto le regole del gioco, per una vita di dubbio e di inquietudine, se hai rifiutato con ostinazione di essere raggiunto.

L’eternità è già iniziata, amici, giochiamocela bene, non aspettiamo la morte, non evitiamola, ma pensiamoci con serenità per rivedere la nostra vita, per andare all’essenziale, per dare il vero e il meglio di noi stessi.

I nostri amici defunti, che affidiamo alla tenerezza di Dio, ci precedono nell’avventura di Dio.

Dio vuole la salvezza di ognuno di noi, con ostinazione, ma ci lascia liberi, poiché amati, di rispondere a questo amore o di rifiutarlo.

La nostra esperienza so­stiene che tutto va dalla vi­ta verso la morte. La fede cristiana dichiara invece che l’esistenza dell’uomo va da morte a vita.

Dal santuario di Dio che è la terra e dove nessun uomo può restare a vivere, le porte della morte condu­cono verso l’esterno.

Ma su che cosa si aprono i battenti di questa porta?

Non lo sai? Sulla vita!

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