Quaresima…istruzioni d’uso

Come ogni anno, ci è proposto un tempo di essenzialità per prepararci alla Pasqua, per permettere alla nostra anima di raggiungerci.

Quaranta giorni, un decimo del nostro anno in cui cercheremo, con semplicità, di ascoltare la nostra sete, per vedere se siamo ancora (e quanto) pellegrini, viandanti, cercatori.

E, per farlo, abbiamo bisogno di deserto, di qualche attimo strappato al caos.

Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.

Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, dai sacrifici e dalle mortificazioni.

L’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito evangelico “Convertiti e credi al vangelo”, secondo le prime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Marco: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1,15).

Stiamo attenti: non viene prima chiesto di convertirci, di credere nel Vangelo in modo che il Regno di Dio si possa instaurare e introdurci in esso. Questo lo pensiamo noi: crediamo che se facciamo i bravi, se crediamo, se eseguiamo tutto a puntino allora Dio ci dona la sua presenza (il Regno) e la sua benevolenza. Come se il suo amore fosse condizionato dal nostro agire…

Il Dio presente, il Regno non viene ‘sotto condizione’, ma esso è già qui, gratis, donatoci per grazia, indipendentemente dalla nostra condotta morale. Ci viene chiesto di ‘credere in questa notizia assurda’ e di farne esperienza, di attingere a questo pozzo di vita.

Un invito al cambiamento di vita, orientando la propria esistenza al bene dell’altro e a dare adesione alla buona notizia di Gesù.

Il nostro male? Una cattiva idea di Dio!

Gesù non ha detto: “Io sono la meta”, ma “la via” e se lui è la via, non è da percorrere ma da accogliere, mi è stata donata! Ecco la bella notizia. Questo significa anzitutto lasciarsi raggiungere dall’amore che entra in me in modo immeritato. Non devo versare sangue per Dio, morire per Lui, far sacrifici per Lui…è finita questa epoca, l’epoca della religione.

E’ Dio che ha versato sangue per me!

Se accolgo l’amore, entro finalmente nella verità, verità su di me, su Dio, sugli altri:

-Dio non è il castigatore, ma è soltanto l’amore che si dona, è Padre.

-Io non sono un servo in debito verso il padrone ma figlio amato alla follia dal Padre

-Gli altri non sono nemici ma figli del Padre che sono chiamato ad amare come li ama lui, sono fratelli.

L’uomo non è polvere e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è eterna, cioè indistruttibile, e per questo capace di superare la morte.

In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della quaresima.

Lo disse anche papa Benedetto: basta con l’idea della Quaresima come di un tempo penitenziale doloroso ma inevitabile, come il tempo in cui imporci delle rinunce (non sempre utili), come il tempo in cui metterci in volto la maschera del penitente.

La Quaresima è, al contrario, il tempo della verità, della verifica della propria vita, della preparazione al grande evento.

Un tempo di “ascesi”, appunto, parola che, in greco, significa semplicemente “allenamento”.

A morte la mortificazione, allora, viva la vivificazione!

Non rendiamo più triste il nostro già triste cristianesimo, rendiamolo più agile, più vero, più temprato, più “cattolico”. Vorrà dire abbandonare l’uomo vecchio, ma per qualcosa di bene più prezioso di una medaglia d’oro.

Mai Gesù nel suo insegnamento ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, e tanto meno a fare sacrifici.

Anzi, ha detto il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici”(Mt 12,7).

I sacrifici centrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale, la misericordia orienta l’uomo al bene del fratello.

Sacrifici, penitenze, mortificazioni,  non fanno che centrare l’uomo su se stesso, e nulla può essere più pericoloso e letale di questo atteggiamento.

La Quaresima non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione.

Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni.

Il cristianesimo non è “toccare-non toccare”, “andare – non andare”, “guardare-non guardare”…ma è relazione con Gesù, è l’amore verso di Lui che incarna Dio.

Si tratta di scoprire forme nuove, originali, inedite, di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Cristo e propria.

Per questo c’è l’imposizione delle ceneri. Pratica che si rifà all’uso agricolo dei contadini che conservavano tutto l’inverno le ceneri del camino, per poi, verso la fine dell’inverno, spargerle sul terreno, come fattore vitalizzante per dare nuova energia alla terra.

Ed è questo il significato delle ceneri: l’accoglienza della buona notizia di Gesù (“Convertiti e credi al vangelo”), è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza, e fa fiorire tutte quelle capacità di dono che sono latenti e che attendevano solo il momento propizio per emergere.

Consigli

Tre i suggerimenti dal passato per vivere con pienezza la nostra ascesi, il nostro allenamento.

Il primo è percepire la fame: fame di Parola, di senso, di autenticità. Un cuore sazio non si percepisce con autenticità, ecco allora la proposta del digiuno. Un digiuno per qualcosa, però. Spegnere il televisore per giocare con mio figlio, rinunciare al filetto per aiutare un povero, digiunare dal pettegolezzo per guardare agli altri con lo sguardo di Dio.

La seconda strada proposta è quella della preghiera. Una preghiera fatta soprattutto di ascolto, più che di richiesta. È questo il tempo di leggere la Parola, tutti i giorni, dieci minuti, con calma. Leggerla con calma, assaporandola, lasciandola scendere nel cuore, senza fretta.

Infine la terza dimensione, quella della carità. Carità che non significa dare del superfluo, ma spalancare il cuore ai bisogni degli altri, una fede che diventa concretezza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...