Commento al Vangelo di Domenica 16 giugno 2013

la_domenicaCerto che i poveri farisei escono sempre martoriati dai racconti del Vangelo! Sono una figura simbolica di un modo sbagliato di stare davanti a Dio.

La critica che gli si rivolge non è sulla loro buona volontà – di questa ne hanno a bizzeffe – e nemmeno sulla loro morale, ma sull’immagine di Dio che alberga nei loro cuori, che è alla base dei loro comportamenti e delle loro scelte.


Noi, discepoli del 2013, siamo chiamati a scovare il fariseo che abita in noi, a convertire il Dio della nostra immaginazione religiosa al Padre d’amore rivelato da Gesù, a portare allo scoperto la presunta giustizia che ci autorizza a puntare il dito contro quelli che non sono come noi.
La donna peccatrice che entra in casa di Simone il fariseo è sotto gli occhi di tutti, ma l’abile penna di Luca ci fa intuire che ci sono sguardi diversi posati su di lei. Il fatto è il medesimo, ma molto diverse sono le reazioni.
Il fariseo rimane scandalizzato che un giovane e promettente Rabbì come Gesù si faccia avvinare, toccare, baciare da una donna del genere. Ma come? Un profeta che si fa avvinare da una peccatrice? Nemmeno per sogno…
Gesù, invece, proprio perché è un profeta si fa avvicinare, ungere, asciugare e baciare da quella donna; proprio perché conosce il cuore del Padre alla ricerca di ogni figlio accoglie quella donna e, senza che lei chieda nulla, la perdona.
Il fariseo vede una peccatrice, Gesù invece vede una donna da accogliere e da amare.

Simone ha accolto Gesù, ma senza la partecipazione del cuore. Confrontando il suo modo con quello della donna, il peccato si dilegua. Simone avrebbe dovuto offrire a Gesù acqua per i piedi, avrebbe potuto dargli un bacio di accoglienza e versare sul suo capo olio profumato. E invece nulla… Simone non si sentiva in debito con Gesù, anzi! Gesù avrebbe dovuto ringraziarlo per averlo invitato a casa… la donna invece ha bagnato i piedi di Gesù con le lacrime del pentimento, li ha baciati, asciugati con i capelli quasi fossero stracci, li ha cosparsi di olio profumato… un’attenzione particolare di amore. Indifferenza e vicinanza, freddezza e amorevole cura. Chi sa di essere peccatore e sa che nulla gli è dovuto, vive a cuore aperto ogni cenno di apertura e di accoglienza nei suoi riguardi. Chi si ritiene giusto, vive nell’ottica di chi può pretendere dagli altri e sta lì a distinguere innocenti e colpevoli, senza interesse alcuno per la persona. Gesù è risultato colpevole agli occhi di Simone perché si è lasciato toccare da una pubblica peccatrice. Per la donna invece il non invito del fariseo ha segnato la sua salvezza. Quelle parole che come balsamo scendono nel cuore: «Ti sono perdonati i tuoi peccati» resteranno indelebili nella memoria, è andata confidando in un abbraccio di misericordia, se ne va con la pace dell’inizio di una vita nuova.


Mi stupisce sempre la potenza dello sguardo di Gesù.Cosa ha visto quella donna negl’occhi del Rabbì di Nazareth? Come si è sentito guardato Zaccheo per ribaltare la sua vita? Cosa ha provato Levi quando il Maestro lo ha schiodato dal banco delle imposte? Cosa hanno visto Simon Pietro e gli altri pescatori in quello sguardo, per lasciare tutto e seguirlo?
Oggi questo sguardo è per te. Per te così come sei oggi, con le tue bellezze e tue fragilità, con le tue amarezze e le tue gioie. Questo sguardo è per te, per fare pace, per lasciarti perdonare e accogliere dall’abbraccio del Padre, per portare allo scoperto il piccolo fariseo giudicante e moralista che ti abita, per scoprire che c’è una possibilità nuova, che c’è uno sguardo posato su di te che può rialzarti da tutte le tue miserie e accompagnarti in ogni tua gioia.

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