Commento al Vangelo di Domenica 2 giugno 2013

la_domenicaIl Rabbì di Nazareth e i dodici sono stanchi, si prendono un tempo di riposo e si ritirano nel deserto. Ma la folla li raggiunge anche lì. Gesù non si tira indietro. Il desiderio di annunciare il Regno e di guarire gli ammalati viene prima di ogni cosa.
Ormai è sera, il giorno comincia a declinare e i dodici si preoccupano per la folla.
“Che Gesù li faccia mettere in cammino, troveranno un alloggio e del cibo.”


Ma il maestro li (ri)chiama a giocarsi in prima persona: “Dategli voi stessi da mangiare”. I discepoli ribattono: hanno solo cinque pani e due pesci, un pranzo per due persone e poco più. Tutto quello che hanno è lì, a meno di andare a comprare qualcosa. I discepoli sono generosi. Svuotano le loro bisacce e i loro portafogli, non si fanno intimorire dalla folla così numerosa.
Il loro problema non è la generosità; di questa, a quanto pare, ne hanno in abbondanza.
Quello gli manca – e che forse manca pure a noi – è la logica del Regno. Non si tratta di comprare o acquistare un pane che sazia lo stomaco, ma di lasciarci appassionare in una logica di condivisione totale, che coinvolge tutta la mia persona e la mia storia.
Vorrei far notare che in nessun Vangelo compare il verbo “moltiplicare”, eppure questo brano di Luca e quelli degli altri evangelisti, vengono comunemente identificati come “miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci”.
Che si tratti di miracolo non c’è dubbio. Ma qui il vero miracolo non è il moltiplicare, ma il donare e il condividere. Il pane offerto da Gesù non è frutto di moltiplicazione, ma di donazione e di espropriazione.
E’ un pane lievitato d’amore e cotto di passione.
E’ l’Eucarestia che oggi la Chiesa ci invita a mettere al centro della nostra riflessione.
E’ il nutrimento del discepolo che non si accontenta del fast-food delle grandi distribuzioni che saziano di promesse vuote e deludenti.
E’ la sfida della comunità cristiana che riceve in dono ciò che è e ciò a cui deve tendere con coraggio e un pizzico di follia.

Molte delle nostre comunità, celebreranno la processione del “Corpus Domini”. Lasciamo che Gesù percorra nuovamente le strade dove vivono e soffrono i suoi discepoli, lasciamo che il Maestro attraversi i vicoli delle nostre quotidianità e che apra in noi nuovi sentieri di speranza.

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