Commento al vangelo di domenica 28 aprile 2013

la_domenicaGiovanni ci riporta alla notte dell’ultima cena, allo strappo tra Gesù e Giuda, all’annuncio della gloria del Figlio che non ha nulla a che vedere con le piccole glorie di cui noi – spesso – siamo alla ricerca.
Il quarto evangelista ci porta ad ascoltare nuovamente l’annuncio del comandamento nuovo di Gesù.
“Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Ci penso e ci ripenso mentre incrocio i volti sorridenti o affaticati delle famiglie della nostra comunità. Raccolgo spesso storie faticose, gioie che riempiono la vita, quotidianità vissuta con dedizione e passione. Consegno tutto alla Sua mano. E intanto continua a ronzarmi per la testa quel “come” detto dal Rabbì di Nazareth.


Sì, mi piace davvero il “come” di Gesù. Mi piace perché ci inchioda, perché ci proibisce di accontentarci e giustificarci. Se voglio amare per davvero, se voglio riempire il mio cuore di passione, è a quell’amore che devo guardare. Niente di meno.
Sto tentando di amare così? Come Gesù?
Sto tentando di amare nella verità, senza piccolezze e menzogne, senza calcoli e previsioni di ritorni, senza aspettarmi nulla?
Sto tentando di amare con tutta l’intelligenza del cuore e tutta la passione della carne?
Mi piace davvero questo “come” di Gesù, perché non solo ci dice che Lui è il modello dell’amore, ma pure la fonte! Modello perché ci mette davanti agli occhi il capolavoro a cui dobbiamo tendere, ma soprattutto ci dice che Lui è la fonte del mio amore.

Amo perché mi sono sentito investito dal Suo amore che mi cambiato la vita.
Mi dono perché ho percepito la Sua passione infinita per me.
Condivido perché in Lui mi sono ritrovato fratello.
Perdono perché il suo amore mi ha rimesso a nuovo e rialzato dalle mie fatiche.

Questo è davvero fantastico, perché ci ricorda (e quanto ci fa bene!) che l’amore cristiano non parte da uno sforzo titanico, ma dallo stupore di un Amore eccedente da cui mi trovo investito.
La vita cristiana è l’esperienza di questo anticipo gratuito e sorprendente dell’amore, che non posso tenere per me, che devo condividere, che devo donare perché l’ho ricevuto come un dono e non posso tenerlo per me.

Da questo amore, dice Gesù, tutti capiranno che siamo Suoi discepoli. Non ci sono altre vie.
Da un amore che lascia intravedere Lui, tutti sapranno che siamo discepoli del Risorto.
Forse ci stiamo preoccupando di troppe cose, consumiamo energie per conservare poteri e presenze che hanno davvero poco di evangelico. Ci alleniamo in tecniche politiche e strategie di convinzioni.
Ci arrocchiamo in bastioni ben protetti per difenderci, spiegare e dimostrare.
Ma del comandamento nuovo di Gesù che ne abbiamo fatto?
Nelle nostre efficientissime comunità, nelle nostre riunioni (troppe…) e programmazioni, nelle scelte importanti, qual è la temperatura dell’amore fraterno?

Abbiamo bisogno di ritornare lì, di mettere l’amore, il Suo, al centro della nostra vita cristiana.

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