Commento al vangelo di domenica 17 marzo 2013

Dopo il brano di un “ritorno”, la liturgia ci fa vivere un “incontro”. Siamo nel tempio di Gerusalemme. Gli scribi e i farisei hanno preparato una bella trappola per Gesù. Gli portano una donna sorpresa in adulterio e stanno ad osservare il suo comportamento.
La trappola è evidente: se Gesù si schiera dalla parte del Dio legislatore e punitore, inevitabilmente dovrà registrare un drastico crollo di popolarità tra la folla di peccatori ed emarginati entusiasti dalle sue parole di speranza e misericordia. Se, invece, è contrario a ciò che Mosè ha comandato, cioè la lapidazione (Dt 22,23-24), si profila per il Rabbì di Nazareth l’accusa di bestemmiatore e pericoloso sovvertitore della legge.


Qualunque sia la sua risposta, Gesù ci rimette o la reputazione o la libertà.
Così pensano gli scribi e i farisei.
Ma Gesù, il grandissimo Gesù, non si lascia ingabbiare negli schemi dei suoi rivali. Si china e inizia a scrivere nella terra, gesto simbolico che richiama l’aspra denuncia di Geremia: “Hanno abbandonato la fonte d’acqua viva e saranno scritti nella terra” (Ger 17,13). Nella terra, cioè tra i morti. Sì: per Gesù quelli che custodiscono sentimenti di morte sono già morti.
Il maestro Gesù chiama in causa scribi e farisei e gli rigira la patata bollente. Tutti i loro piani vengono spazzati via dall’inattesa risposta alla loro insistenza: “Chi di voi è senza peccato scagli per primo la pietra contro di lei”. La reazione degli scribi e dei farisei la conosciamo bene: tanto compatti nel condannare, quanto scompaginati nell’allontanarsi dopo essere stati smascherati.

E ora guardate Gesù.

Chi di voi è senza peccato…
E nella folla cala il silenzio, interrotto solo dal rumore sordo della prima pietra che cade a terra, e poi la seconda e avanti, una dopo l’altra tutte vengono deposte. Anche gli sguardi si disarmano. Ora non sono più rivolti alla donna, ma a se stessi. Se ne vanno. Si allontanano.
A un metro da loro c’è il volto della Salvezza, ma essi si allontanano.
Lì c’è Lo sguardo che perdona… ma essi si allontanano.
Rimane quella donna e il Maestro. Dal trambusto alla calma. Dagli sguardi sprezzanti della folla a quello del Maestro: tenerezza penetrante dell’amore.
Ed è in certi sguardi che si intravede l’infinito.
Nessuno ti ha condannata? Neppure io, va’ e non peccare più.
Il passaggio segreto del perdono arriva inaspettato e sorprendente.
Ti farai trovare sulla spianata?
Se ti senti come quella donna, non temere, non avere paura: non riceverai pietre, ma uno sguardo di amore, l’invito ad alzarti e ripartire con fiducia e coraggio. Il perdono non te lo generi da solo, è un dono che passa attraverso quello sguardo!
Sei tra coloro che abitualmente hanno la pietra in mano?
Lasciala cadere! Basta con il lanciare pietre! La società, il mondo, la politica, la televisione… c’è già una moltitudine di gente che pensa a triturare, che muore dalla voglia di lapidare!
Tra noi non sia così! Eppure accade anche nella Chiesa, accade anche nelle comunità e nelle parrocchie: siamo spesso pronti a colpire gli sbagli altrui, troppo spesso ci ritroviamo con la pietra già in mano. Significa che ce ne andiamo in giro armati, con la pietra in tasca, pronta per l’occorrenza.
Abbandona la pietra! Il suo perdono ci disarma! Non allontanarti come la folla, non fuggire il perdono!
Caro amico,
il passaggio segreto di questa settimana è un balsamo di vita. Che tu sia quella donna o quella folla, Gesù desidera incontrarti per regalarti il suo perdono.
Non fuggire…

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Un pensiero su “Commento al vangelo di domenica 17 marzo 2013

  1. Gesù perdona sempre, ma poche volte ci domandiamo perchè e soprattutto se meritiamo questo gesto così benigno e salvificatore. Il Padre ce lo elarcisce gratuitamente, ma un pochino ci insegna che dovremmo meritarlo. Non con gesti eclatanti, sacrifici inumani o sofferenze indicibili, ma abbassando il nostro orgoglio di” giudici ” sicuri ed inflessibili. Impariamo a metterci in un angolo in silenzio e >battiamoci il petto< per mettere da parte il nostro ego, solo così non giudicheremo più e la nostra lingua tacerà, ma nel contempo il nostro cuore sarà vicino a capire perchè Gesù ci ama così tanto incodizionatamente.

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