È tempo di bilanci per la legge regionale sugli oratori.

È tempo di bilanci per la legge regionale sugli oratori. A dieci anni dalla promulgazione, la normativa piemontese per il “Riconoscimento e la valorizzazione della funzione educativa, formativa e sociale svolta dalle parrocchie, dagli istituti cattolici e dagli altri enti di culto attraverso le attività di oratorio”, è stata al centro, mercoledì 18 aprile, di una tavola rotonda promossa dall’Osservatorio giuridico-legislativo della Conferenza episcopale piemontese (Cep), in collaborazione con la Regione Piemonte, la pastorale giovanile regionale, gli oratori salesiani e il Team degli oratori piemontesi.

Gli oratori debbono essere spazi liberi di ricerca, luoghi che osano educare controcorrente, perché i giovani hanno bisogno di spazi culturali, non solo e soprattutto di spazi sportivi o di divertimento. Per i giovani  i luoghi aggregativi sono spazi di grande libertà, di rapporti personalizzati e di grande comunicazione, spazi non definitivi. I nostri oratori spesso sono invece spazi elitari d’impegno, spazi spersonalizzati, spazi asfittici e dell’obbligo. È quindi importante costruire l’oratorio o ristrutturarlo perché sia altamente aggregativo, con ambienti per la musica, spazi per vivere in comunità, sale internet per la comunicazione, e luoghi di raccoglimento più personalizzati rispetto alle chiese.

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