Ascoltiamo il pianto di Dio

Oggi tutto è spoglio, nella chiesa e sull’altare. Tutto è silenzio.
La stessa liturgia è più silenziosa e tutti ci prostreremo, già all’inizio, sentendo una indicibile oppressione.
È come crollato un grande muro e ora appaiono unicamente le macerie. Si sente solo un pianto: quello di Dio. Sì, Dio piange.
Se ci lasceremo toccare oggi, dal pianto del Signore, non lo dimenticheremo più, e nulla sentiremo mai di maggiormente grande e triste.
Quel giorno, come oggi, Gesù, chinato il capo, spirò. Forse a Gerusalemme non si parlava d’altro; la morte di questo singolare profeta doveva essere senza dubbio una notizia.
Eppure chi troviamo presso la sua croce, a soffrire con lui e per lui, mentre egli soffriva per noi? Moriva per gli uomini e nessuno, quasi nessuno, gli era accanto, a dirgli, almeno con un cenno, un grazie, ad accorgersi del suo amore. Dove sono quelle cinquemila persone che egli ha sfamato con il pane e che volevano persino farlo re? Dove sono quei malati che egli ha guarito nei suoi ultimi tre anni? E i dieci lebbrosi? E i suoi discepoli? E i Dodici? E noi? Noi siamo qui
Da quel giorno sono passati duemila anni. Oggi, in questo giorno anniversario, il vero nostro dovere consiste nel non lasciare solo Gesù e accorrere sotto la sua croce.

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