FAMIGLIA: RISPOSTA DI ‘AVVENIRE’ A FINI, PAROLE NON CONVINCENTI MA UTILI

Suaviter in modo fortiter in re (gentile nella forma ma forte nella sostanza) e’ la risposta che il quotidiano cattolico ‘Avvenire’ ha dato al presidente della Camera e leader di Fli Gianfranco Fini sul tema della famiglia e dei nuovi diritti. A rispondere alla lettera di Fini e’ il direttore del giornale Marco Tarquinio che titola eloquentemente la sua replica con il titolo ”Parole non convincenti, ma utili”, dove quel ”utili” sottolinea l’esistenza e la disponibilita’ ad un dialogo e ad un confronto.

 ”Caro Presidente -scrive Tarquinio-, dopo aver letto con grande attenzione il discorso da lei tenuto domenica scorsa a Bastia Umbra, ho letto con altrettanta attenzione le messe a punto contenute nella lettera, che ha avuto la cortesia di inviarmi e che volentieri pubblichiamo qui sopra. Avevo, allora, preso buona nota non solo delle significative e condivisibili affermazioni da lei fatte sulle situazioni di disagio riguardanti cittadini italiani e stranieri immigrati in Italia, ma anche delle rischiose argomentazioni (e proiezioni programmatiche) a proposito di novazioni ordinamentali in materia familiare. Su queste ultime – oltre che su certo ‘ronzio radicaleggiante’, su ben note vicende parlamentari e su alcune sconcertanti accentuazioni anticlericali che hanno accompagnato la gestazione e la nascita del suo partito – mi sono soffermato martedi’ scorso (e nel frattempo ho dovuto registrare che uno dei piu’ alacri laicisti di Fli, l’onorevole Della Vedova, si e’ addirittura fatto dipingere sul primo quotidiano italiano come un cattolico doc…). Oggi devo prendere atto di altre importanti affermazioni, in particolare del passaggio in cui lei esclude ‘ogni ipotesi di parificazione di trattamento tra matrimonio e unioni di fatto, specie di quelle omosessuali’, e di alcune sorprendenti interpretazioni (su cui non qui non mi soffermo). Ma devo soprattutto sottolineare che lei torna a parlare della ‘insufficienza di forme e istituti giuridici’ in materia familiare, evocandone una pluralita’ che sia specchio di ‘diverse concezioni etiche’. Temo che la strada sia scivolosa e rischi di finire da un lato nel burrone giuridico dei ‘matrimoni di serie b’ (pacs e dintorni) e dall’altro di sfiorare quello dei ‘matrimoni a tempo’ pure giustificati da qualche etica per noi esotica (nonche’ dai fautori del divorzio-lampo alla Zapatero). Mi auguro che non sia cosi’, ma questo s’intravvede. Ed e’ abbastanza. Come sa, gentile presidente Fini, e come sanno assai bene (e affermano) anche non pochi parlamentari a lei vicini, l’idea di famiglia che i cattolici – ma non solo i cattolici – considerano un valore non negoziabile e’ quella naturale, fondata sul matrimonio di un uomo e una donna e aperta ai figli. Questo e’ un bene civile (sul sacramento le norme dello Stato non intervengono di certo) da ‘ragionevolmente’ preservare, fonte di duratura solidarieta’ interpersonale e di tenuta nella rete delle relazioni sociali. Su questo uno Stato dovrebbe puntare e investire. Per questo fare leggi. E, per quanto ci riguarda, su un punto cosi’ decisivo non puo’ darsi uno ‘Stato neutrale’. Si chiedeva, proprio lunedi’ scorso il presidente della Cei, cardinal Bagnasco: ‘Se uno Stato, in nome di un’ipotetica neutralita’ o di altri pregiudizi, non si allarmasse a fronte di un prosciugamento dei presupposti etico-culturali cui deve invece attingere se vuole prosperare, come potra’ rispondere con solidarieta’ e giustizia a situazioni e sfide emergenti?’. Trovo che questa sia una delle domande-chiave nel tempo che viviamo. E nella sua cortese e utile lettera, per la quale la ringrazio, onorevole presidente Fini, non c’e’ purtroppo una risposta convincente e chiara. Marco Tarquinio”.

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