Unità dei cattolici sui valori. Perplessità su Fini…

Il malumore nei confronti di Berlusconi, tra i vescovi, è pari soltanto alla perplessità verso gli altri interlocutori politici del momento.

A rompere l’eventuale illusione di un feeling con Gianfranco Fini ha pensato in questi giorni l”Avvenire‘ con un articolo del direttore Marco Tarquinio avallato – ancorché con qualche prudenza – dallo stesso Bagnasco. L’episcopato non ha dimenticato le posizioni del presidente della Camera su coppie di fatto, procreazione medicalmente assistita e biotestamento, né le polemiche sulla responsabilità storica della Chiesa all’epoca delle leggi razziali. Certo, il trattamento riservato a Fini dal ‘Giornale’ della famiglia Berlusconi ha ricordato ai vescovi quell’affaire Boffo mai digerito.

Ma – per Tarquinio e per una ampia parte dell’episcopato – Futuro e libertà per l’Italia rischia, almeno per ora, di ridursi ad offrire contenuti radicaleggianti e anticlericali. I vescovi sono freddi anche nei confronti dell’opposizione. L’Udc di Casini, certamente, ha ‘appeal’ nel mondo cattolico, così come l’Api di Francesco Rutelli. Ma la prospettiva di un’alleanza elettorale indistinta al centro non entusiasma. Quanto ad ipotesi di Governi tecnici o di decantazione, a scenari di transizione, a interlocutori della maggioranza diversi dal premier, tra i vescovi le bocche sono cucite. Se in Vaticano si guarda con estrema attenzione alle mosse del super-ministro Tremonti, si ascoltano le voci di personalità come il ministro Sacconi e il governatore della Lombardia Formigoni, non si trascurano le posizioni più defilate di uomini come il sottosegretario Mantovano e l’ex ministro Pisanu, la Conferenza episcopale italiana non si muove. E, in attesa che prenda forma quella “nuova generazione di cattolici in politica” auspicata a più riprese dai maggiorenti della Chiesa cattolica, a partire dal Papa, i vescovi puntualizzano che il partito dei cattolici è un’idea tramontata. “Unità – ha ribadito anche oggi Bagnasco – non è costituire una parte precisa ma unità valoriale”. Unità, peraltro, difficile da rinvenire anche tra i vescovi, come ha comprovato un’assemblea generale che, ad Assisi, è stata descritta da più di un presule come “vivace”, “partecipata”, “sfaccettata”. Ma che ha trovato, ciononostante, un punto di coagulo: il lavoro e la disoccupazione. Se l’episcopato ha discusso di molti temi ecclesiastici – dalla liturgia al rilancio delle offerte ai sacerdoti, dai rapporti della Chiesa con l’Unione europea al tema della pedofilia – la proposta di Bagnasco di un tavolo sull’emergenza occupazione ha raccolto plauso unanime. Mentre la politica langue, la maggioranza si ingolfa, il Governo “galleggia”, i vescovi prendono l’iniziativa di una proposta precisa. Che tocca – come dice Bagnasco – i “problemi concreti” delle persone e il “bene comune” del Paese.

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