Troppi cattolici in politica solo per pootere e affari

‘Che senso ha definirsi politici cattolici, se nelle scelte concrete non si differenziano in nulla? O, peggio, quando ignorano il Vangelo e, nel nome della disciplina di partito, accettano e giustificano provvedimenti che non mirano al bene comune, ma a interessi di parte?”. Ad affermarlo e’ ‘Famiglia Cristiana‘ nella rubrica ‘Colloqui col padre’ dove il direttore Antonio Sciortino risponde ai lettori, nel caso Roberto di Milano che lamenta come molti politici che si professano cattolici si sono dimostrati corrotti.

”I cattolici, oggi, ‘segnano il passo’ nel Paese. Sono aggregati al carro altrui. Per lo piu’ -sottolinea Sciortino-, in posizione di totale sottomissione, senza un sussulto di dignita’. La tentazione del potere scolorisce anche il Vangelo. Anzi si strumentalizza la religione per lucrare consensi e spartirsi affari, non sempre trasparenti”. ”Se i cristiani non sono segno di contraddizione rispetto all’imperante corruzione nella societa’ e nella politica, sono -conclude il direttore di Famiglia Cristiana- come il sale che ha perso sapore. Scipiti, appunto. Come tanti politici cattolici, anche se si inginocchiano e sbandierano la loro fede a ogni pie’ sospinto”.

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