Una nuova agenda per i cattolici in politica

I cattolici italiani dovrebbero elaborare una nuova “agenda sociale” che attraversi gli schieramenti e rilanci la loro presenza in politica, un po’ come fecero a Camaldoli a fine della seconda guerra mondiale i futuri leader della Democrazia cristiana.

E’ l’idea di monsignor Mario Toso (che ho avuto la fortuna di avere come professore), attuale segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace che fa il punto sul nuovo corso del dicastero vaticano. “L’impegno del Pontificio Consiglio – afferma il vescovo salesiano – è su più piani: il ripensamento della sua azione, la ricerca dei mezzi appropriati e il rafforzamento del suo organico”.

La dottrina sociale della Chiesa deve divenire patrimonio comune. Non è un self service al quale ognuno attinge e prende un elemento o un altro. Più che un orizzonte è una ricchezza che appartiene anzitutto alla propria identità, che esige che ci si muova da protagonisti, con l’impegno del credente e del testimone“.

L’ex rettore dell’Università Pontificia Salesiana spiega: “Desideriamo lanciare una rete continentale e mondiale di Istituti, Centri studio, Associazioni cattoliche attivi nel campo sociale per l’approfondimento e la sperimentazione della Dottrina sociale della Chiesa, con particolare attenzione alle tematiche attualmente sul tappeto e, soprattutto, al rinnovo della politica“.

In questo senso, Mons. Toso non nasconde le sue perplessità sullo scenario politico italiano. “La presenza dei cattolici nei vari schieramenti non appare rilevante. Ci sono, invece, dei temi di comune interesse. Bisognerebbe arrivare, se non a ripetere Camaldoli, almeno ad elaborare un’agenda sociale che metta insieme i cattolici attivi nell’impegno civile e politico“. Al proposito il vescovo sottolinea l’importanza che avrà, per i cattolici italiani, la prossima Settimana sociale che si celebrerà a Reggio Calabria ad ottobre. La sua riflessione sul tema, del resto, non è nuova. “Come tutti i cittadini, i cattolici sono chiamati ad aggiornarsi e a seguire con attenzione il funzionamento delle istituzioni, perché queste possono influire positivamente o negativamente sullo sviluppo integrale dei popoli, sul loro stesso progresso economico e, in particolare, sull’esperienza morale dei cittadini”.

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