Retinopera: ‘think tank’ sul sociale

  E’ stata la Cenerentola delle associazioni cattoliche.

Sempre in secondo piano, in questi anni, rispetto a Scienza e vita e al Forum delle famiglie. Ma, ora, è giunto il momento di Retinopera, il cartello di sigle raccolte attorno al progetto di un agenda sociale per il nostro paese. A partire, ovviamente, dalla dottrina della Chiesa.

Il prossimo 22 febbraio l’associazione laicale cattolica discuterà il tema del lavoro e della disoccupazione. Ad animare la tavola rotonda saranno il leader della Cisl Raffaele Bonanni, il neosegretario del Pontificio consiglio Giustizia e pace, mons. Mario Toso, e il sociologo Aldo Bonomi, ma sono stati invitati a prender parte all’incontro i parlamentari delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, esponenti del mondo delle e dei sindacati, oltre ai presidenti delle associazioni che fanno parte di Retinopera (tra le altre, Acli, scout, Fuci, la ciellina Fondazione per la sussidiarietà, la comunità di sant’Egidio, il Rinnovamento nello spirito, la fondazione Toniolo a cui fa capo l’università Cattolica).

Certo, si tratta di un seminario da ‘think tank’ e non di una battaglia come quelle che, sotto l’abile regia del cardinal Ruini, hanno condotto negli anni scorsi Scienza e vita (referendum sulla procreazione medicalmente assistita, biotestamento e aborto), e il Forum delle famiglie (‘family day’ e mobilitazione per un fisco pro-famiglia). “In questo campo i cattolici sono più divisi”, spiega il segretario di Retinopera Vincenzo Conso, “ma tentiamo un discernimento comune per arrivare a elaborare idee condivise”.

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2 pensieri su “Retinopera: ‘think tank’ sul sociale

  1. Bisogna dire che se Retinopera è stata la cenerentola delle associazioni lo si deve anche alla poca disponibilità dei movimenti che formalmente hanno deciso di farne parte e – almeno così era quando avevo responsabilità in AC e in FUCI – per la scarsa capacità propisitiva delle idee elaborate. Scienza e Vita in poco più di quattro anni ha sfornato dei quaderni scientifici di prim’ordine, pienamente coerenti con la dottrina sociale e al tempo stesso in grado di aprire dibattiti con i non credente; se leggo “Segno” o “Ricerca” mi viene spesso la pelle d’oca. Spero davvero che il “think thank” sia una buona occasione per ripartire. La Chiesa italiana ha bisogno di questo laboratorio, purché funzioni e sappia essere davvero fedele

    L’osteria volante

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