Bagnasco a politica e media: basta odio, Italia in pericolo.

L’allarme dei vescovi non cala, anzi. In Italia – denuncia il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori dell’assemblea generale della Cei – c’è un’aria di sistematica e pregiudiziale contrapposizione nel clima politico e mediatico che induce a ipotizzare quasi degli atteggiamenti di odio. Se così fosse, sarebbe oltremodo ingiusto in sé e pericoloso per la Nazione. Il caso Boffo, insomma, è ancora fresco. Non solo perché la Conferenza episcopale italiana ancora non trova la quadra per la nomina del suo successore alla testa di ‘Avvenire’. E se sul nascere dell’affaire ‘escort’ il quotidiano dei vescovi aveva criticato Berlusconi per una tracotante messa in mora di uno stile sobrio, di fronte allo scandalo Marrazzo ha invitato la politica a non usare la comune debolezza umana come una clava gli uni contro gli altri.
Non solo. L’episcopato teme che con una conflittualità sistematica, perseguita con ogni mezzo e a qualunque costo, venga prima o poi” ad inquinarsi il sentire comune, con conseguenze inevitabili in termini di sfiducia e disaffezione verso la cosa pubblica, e un progressivo ritiro dei cittadini nel proprio particolare. Di qui l’invito ad un disarmo da parte di tutti per una decisa e radicale svolta tanto nelle parole quanto nei comportamenti. Intanto, di fronte ad un quadro politico in ebollizione, Bagnasco pianta qualche paletto. Al governo chiede, chiaro e tondo, di reintegrare prontamente le cifre inizialmente previste con decurtazioni consistenti alle scuole paritarie cattoliche. Quanto ai segnali positivi che l’Italia registra sul fronte economico, è necessario cogliere al balzo i cenni di uscita dalla crisi per “accorciare le sofferenze” delle “categorie più deboli”, a partire da giovani, famiglie monoreddito, disoccupati e Mezzogiorno. Bagnasco sembra punzecchiare il Pd di Bersani quando – sullo sfondo del recente scontro sull’omofobia tra la deputata ‘teodem’ Paola Binetti e i vertici del partito – ricorda che ci sono “principi non negoziabili” sui quali non si può chiedere ai cattolici politici di essere “flessibili”. Infine, il centro. Bagnasco non fa neppure un accenno ai progetti di Casini e Rutelli. Non certo per sfiducia nei confronti di una formazione che potrebbe intercettare molte delle istanze ecclesiastiche, quanto perché – cautela condivisa anche dal Vaticano – il momento è ancora prematuro per un giudizio compiuto. Su altri temi, invece, Bagnasco ha le idee più che definite. Ribadisce il suo ‘no’ all’ora di religione islamica e alla pillola abortiva Ru486. Definisce “surreale” la sentenza di Strasburgo sul crocifisso e – esprimendo apprezzamento per il ricorso del Governo – denuncia la “rivalsa” di “esigue minoranze culturali” che si servono “del volto apparentemente impersonale della burocrazia comunitaria”. Infine mette in guardia: “La nostra Chiesa non si riconosce in una ‘religione civile’ a servizio di qualche potere”. Il ‘parlamento’ dei vescovi italiani discuterà di questi e altri temi – Mezzogiorno, rito delle esequie, “etica della vita” – da oggi a giovedì prossimo.
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4 pensieri su “Bagnasco a politica e media: basta odio, Italia in pericolo.

  1. Hai perfettamente ragione Paolo, anche io mi sono posta questa domanda.
    Come se a me cattolica, infastidisse la Kippah ebraica o la loro stella a 6 punte.
    Sono loro simboli, io mi limito a guardare e a non giudicare, perchè non ne conosco la storia, il significato, nulla…E in primis, è un loro simbolo e non posso assolutamente dir loro di toglierlo “perchè mi infastidisce”.
    Ma stiamo scherzando? Dove si va di questo passo, dal momento che intolleranza genera intolleranza.
    Ho notato una cosa strana però, quelli che, con maggiore veemenza si sono schierati contro il Crocifisso, sono stati quelli che non hanno nessuna religione.
    Questo significa molto non trovi? Per me significa, che fra noi credenti c’è unità almeno nei simboli.
    Per il resto, si credo anche io che ci sia un odio profondo in giro….
    Un saluto caro, Ros

  2. Se la discussione sulla rpesenza o meno del crocifisso sulle pareti “pubbliche” inducesse anche una seria riflessione sulla sua presenza nel privato delle persone… e tra le persone come mediatore dei rapporti, sarebbe un grande risultato.
    Invece si assiste per lo più a contrapposizioni da posizioni rigidissime.
    Tanta tristezza per la situazione generale, per le occasioni mancate e per il futuro dei nostri figli, che non pare molto roseo.
    Ciao Paolo caro… un abbraccio affettuoso a te.

  3. Anch’io ho notato quanto evidenzia Rosanna.
    Probabilmente, chi ha una fede sa riconoscere la dipendenza (come singoli e come cività) da Qualcuno che è Altro da sé. E ne sa rispettare i simboli, di qualunque tipo essi siano.
    Chi non ha una fede, odia.

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