Economia e “Terzo Mondo”… cosa fare?

 Il crollo del sistema di mercato è un dato storico indiscutibile e che dovrebbe far riflettere sull’adeguatezza del ritorno ad un sistema del genere nel mondo moderno. E questo soprattutto a fronte di situazioni di arretratezza come quella dei paesi del terzo mondo.

E voi che ne dite? Cosa fare per aiutare il cosiddetto “terzo mondo”?

Ne parleremo martedi 20 ottobre ai Giovani della Speranza alle ore 21.00 su Primantennatv.

Condotto da Rossano Bisceglie, sarà ospite, come di consueto, il prof. Alessandro Meluzzi.

Scriveteci sin da ora: leggeremo i vostri commenti in diretta!

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20 pensieri su “Economia e “Terzo Mondo”… cosa fare?

  1. Io credo che si dovrebbe tornare un po’ indietro…che si continui ad aiutare il terzo mondo ad imparare ad aiutarsi e tener conto che deve essere trattato come le altre nazioni.. export e import..siamo noi che lo impoveriamo…

  2. A me personalmente ha molto colpito, per non dire proprio infastidito, girovagare tra gli scaffali di una bottega del commercio equosolidale e trovare un prodotto (se non ricordo male, una zuppa di legumi) di una cooperativa locale con su scritto “questo è un marchio registrato. tutti i diritti sono riservati”. Per me, significa una cosa sola: ripetere pedissequamente i canoni mercantili del commercio internazionale… Andrea

  3. Vorrei fare una provocazione: nel commercio equo solidale dov’è l’equità di acquisto?
    Vale a dire che risulta talmente ampio il gap di prezzo tra i prodotti della grande distribuzione e quelli acquistati presso i negozi equi e solidali che mi sorge il dubbio che si tratti in fin dei conti di una forma di carità, sicuramente ingegnosa e dai buoni frutti, ma che non possa realmente configurarsi come una reale alternativa economica in un mondo che ha sue precise regole di domanda e offerta.
    Qui sta la mia critica: non al sistema in sè ma all’utopia un pò pretenziosa di un regime economico alternativo e funzionante.

  4. La tesi per cui basta aumentare le erogazioni, per risolvere i problemi dei paesi sotto sviluppati è errata. Sbaglia chi pensa che la fuoriuscita dalla povertà e dal sotto sviluppo si attui con l’assistenzialismo. Gli interventi a pioggia e l’inviare derrate alimentari non risolvono i problemi (sono oramai decenni che si fanno queste erogazioni senza apprezzabili risultati).

  5. C’è un fatto: laddove lo stato africano ha accettato un aiuto concreto (e non di assistenzialismo e carità) dall’Europa o dall’USA, allora si sta creando qualcosa di grande – vedi lo Zimbabwe per l’educazione (le sue scuole oggi si annoverano tra le migliori del mondo), vedi l’Eritrea che con l’aiuto degli USA ha un vasto allevamento di gamberi, ecc., che esporta in tutto il mondo. Ma qui hanno messo da parte l’eterno puntare il dito alle colpe dei colonizzatori.
    Invece, prendete i stati che ancora non dimenticano il loro rancore contro i colonizzatori – non hanno più voluto essere aiutati concretamente, solo elemosine, e dove si trovano? In mano alla Cina. Si. Nessuno ne parla. Ma la Cina li sta sfruttando al massimo. E sono tanti questi stati!

    Per quanto riguarda le scuole nello Zimbabwe NON sto esagerando – ecco un esempio di una scuola messa su con l’aiuto del governo Greco:
    http://www.hellenic.ac.zw/hiahome.html

    Con l’educazione si vince la povertà!

  6. Mi chiamo Andrea Tronchin e rappresento una Rete G-locale di un altro mondo possibile.
    A riguardo del dibattito attinente all’Economia Solidale, questa non basta, in quanto tale, a creare le condizioni affinché si possa sviluppare in tempi utili “un altro mondo possibile”, cioé più velocemente del deterioramento irrimediabile dell’ambiente e della società.
    L’insieme dei concetti di base sono la Sovranità alimentare che afferma che l’acqua e il cibo sono un diritto e non una merce e la Sovranità Economica che discende dalla Sovranità alimentare ossia alla logica del profitto e dell’interesse personale si deve sostrituire il Bene Comune, il Ben-Essere, il rispetto dell’ambiente e delle generazioni future.

    Se volete possiamo approfondire… il mio sito di riferimento è http://www.selese.org

  7. Nella mia esperienza educativa di responsabile di un Centro Giovanile ricordo di aver promosso qualche iniziativa per il Commercio EQUO SOLIDALE, che puntualmente veniva offerta nell’ottobre missionario. Invitavamo qualche persona esperta che ci parlava della necessità di questo specifico commercio. Erano presenti tanti genitori, che al momento erano ben disposti all’acquisto di alcuni prodotti ed interessati a conoscere gli indirizzi delle botteghe dove si potevano comperare i prodotti tipici, ma gli interventi non creavano convinzioni. L’informazione era un primo passo. Credo che sia importante puntare sull’educazione alla solidarietà per arrivare ad un cambio di mentalità e così promuovere una giustizia sociale ed economica. Serve qualcosa, che ci accompagni giorno per giorno con riflessioni, suggerimenti e spunti all’insegna della sobrietà e della consapevolezza.

  8. Spero di essere ancora in tempo.
    In sintesi io penso questo.
    Una politica di aiuti indiscriminata nel senso che viene portata avanti senza verificare con attenzione come vengono effettivamente utilizzati questi aiuti, soprattutto se sono aiuti finanziari, soldi in pratica, è assolutamente da evitare perchè purtroppo molti governi dei Paesi che fanno parte del cosiddetto Terzo Mondo sono governi dittatoriali e soprattutto corrotti, incapaci poi di utilizzare al meglio gli aiuti.
    Quindi, a parte la necessità che la comunità internazionale si adoperi affinchè i governi dittatoriali e corrotti del Terzo Mondo cessino di esistere, sono più appropriati interventi specifici volti ad esempio a realizzare opere pubbliche, in cui siano coinvolte aziende occidentali anche se utilizzando prevalentemente manodopera locale, sotto lo stretto controllo di istituzioni internazionali.
    Ciao a presto.

  9. Il Terzo mondo non ha bisogno dell’occidente esattamente come uno sfruttato non ha bisogno del proprio sfruttatore. Il problema semmai è che quando il Terzo mondo deciderà di emanciparsi davvero dal nostro sistema di vita, dovrà necessariamente rivedere il proprio, che dipende prevalentemente dal nostro.

  10. Un’istruzione di qualità accettabile rimane un sogno ancora per troppi bambini nel mondo. Eppure in un paese a basso reddito e con alti tassi di incremento demografico, le nuove generazioni rappresentano la ricchezza più importante e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza, povertà, sfruttamento e sottosviluppo.
    La storia insegna che nessuna società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo investimento nel proprio capitale umano…

  11. Secondo me il più grosso peso per il cosiddetto “terzo mondo” sono gli altri presunti “2 mondi” che gli stanno sopra… La vera fortuna per questi paesi arriverà solo quando i paesi “sviluppati” lasceranno queste terre lasciandogli gestire le loro risorse. Finchè saremo lì a dare con una mano la carità e con l’altra a sottrarre le ricchezze non ci sarà mai un riscatto.

  12. Se le nazioni del Terzo mondo rifiutano la nostra “collaborazione” rischiano, per come vivono adesso, di piombare nella rovina più totale (tutta la loro produzione è finalizzata alle esigenze del mondo occidentale); se però continuano ad accettarla non usciranno mai dal circolo vizioso della dipendenza neocoloniale, poiché in ultima istanza chi detiene le leve del potere economico mondiale è l’Occidente

  13. Il paradosso del Terzo mondo è diventato di questo tipo: quanto più si esporta tanto più aumenta la povertà per molti e la ricchezza per pochi.

  14. purtroppo non basta solamente dare (tanto o poco) … bisogna anche scardinare quei meccanismi che creano o mantengono la povertà! La responsabilità ricade anche su ognuno di noi, ongi giorno in (quasi) tutti i nostri acquisti. E’ il meccanismo su cui si regge il nostro mondo attuale … le risorse non sono equamente distribuite e purtroppo ancora troppi popoli sono vessati, sottomessi a giochi di potere e di egemonia delle risorse (pensiamo ad esempio alle guerre in Congo, SOmalia …)

  15. Il problema che a questo punto si pone è il seguente: dobbiamo avere a che fare, in futuro, con un Terzo mondo sempre più intenzionato a imitare i modelli occidentali, oppure vi sarà la possibilità di costruire, a livello mondiale, un qualcosa di diverso, un vero “nuovo ordine”? Cioè a dire il Terzo mondo ha in sé la forza sufficiente per creare questo “nuovo ordine” o dovrà avvalersi del contributo delle stesse forze occidentali che lo sfruttano?

  16. Grazie a tutti per gli interventi come al solito di ottima qualità! E’ stata come sempre una trasmissione interessante. Appuntamento alla prossima puntata! Paolo

    • Ciao a tutti, sono Diego, e sono intervenuto nella puntata di ieri sera. Vorrei comunicare alcuni commenti sulla trasmissione, che ho condiviso con gli altri ospiti della serata Luca, Alberta e Irene.

      Il confronto tra opinioni diverse, come quelle che si sono ascoltate ieri sera, è sempre positivo e costruttivo.
      A nostro parere, però, sono mancate alcune regole, che sono particolarmente importanti nel momento in cui il dibattito non avviene in casa propria, o durante la riunione di un circolo di amici, ma avviene invece pubblicamente, e addirittura in televisione (il mezzo di comunicazione scelto comporta alcuni “rischi”, dei quali bisogna sempre ricordarsi).

      Alcune di queste regole imporanti:
      – rimanere il più possibile sul tema che si è scelto; gli interventi dei blogger sono stati inerenti al tema della puntata, e non sono stati sufficientemente presi in considerazione, pur essendoci molte cose da dire in proposito;

      – evitare di interrompersi a vicenda – magari addirittura cambiando argomento -, ricalcando le modalità comunicative “violente” dei peggiori talk-show in onda sulle reti nazionali;

      – contribuire al dibattito sollevando nuovi punti di vista o nuove sfaccettature della questione, senza però mai esprimere un giudizio definitivo, grossolano, necessariamente semplificativo di un problema complesso e multifattoriale;

      – tenere presente il tipo di pubblico che sta seguendo la trasmissione, e cercare di mandare dei messaggi concreti, dei consigli pratici, senza perdersi in considerazioni teoriche e sofismi che interessano una piccolissima parte del pubblico che segue una trasmissione come questa, su una rete regionale.

      Sintetizzando, penso che “Giovani della Speranza” possa essere una bella trasmissione (a differenza di quasi tutte le altre trasmissioni che prevedono la presenza degli “opinionisti”) nella quale dare testimonianza di come si possano approfondire dei temi, confrontarsi in modo nonviolento su argomenti importanti, dare delle testimonianze concrete di come ci si può impegnare oggi giorno ad essere buoni cristiani e ad annunciare il Vangelo;
      tutto questo si può ottenere solo tenendo a mente i punti che ho provato a enunciare sopra.

      Buon lavoro e buon proseguimento a tutti!
      Diego

  17. Grazie Diego………Condivido la tua riflessione.Il sogno dei giovani della speranza è quello di riuscire (un giorno non troppo lontano) ad agreggare gli straordinari Carismi in seno alla Chiesa Cattolica,con tutte le altre confessioni religiose Cristiane………………insieme… utilizzare questa piccola finestra mediatica per annunciare il Vangelo di Nostro SIGNORE GESU’CRISTO.Parlare di GESU’alla gente atrraverso proposte e fatti concreti.Questo è un periodo storico in cui tutto si decide a livello mediatico………e qual’è lo strumento piu’ popolare se non la televisione?Aiutare chi non si puo’ difendere……..basta con la demagogia.Proviamo………….c’è una cosa che piace a DIO NOSTRO PADRE……….e questo Don Bosco lo sapeva bene…..l’AUDACIA!!!!!!! Grazie per tutte le critiche costruttive come la tua Diego……..e Grazie a tutte le sorelle e i fratelli in CRISTO GESU’ che animati da Sana Inquietudine non smetteranno mai di Provarci!!!!!!!

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