Dubbi di ‘Avvenire’ su Obama: non sempre aborto spezza cuore

L”Osservatore romano’ ci chiude, l”Avvenire’ ci apre. Una frase sull’aborto pronunciata dal presidente Usa Barack Obama alla cattolica Notre Dame University non trova d’accordo il quotidiano della Santa Sede e il giornale della Conferenza episcopale italiana. La frase – “Forse non saremo d’accordo sull’a­borto, ma possiamo esserlo sul fatto che è una decisione che spezza il cuore a ogni donna” – conclude l’articolo ‘Obama alla ricerca di un terreno comune’ pubblicato oggi dall”Osservatore romano’, secondo il quale “come era del resto prevedibile” non sono mancate “contestazioni” all’inquilino della Casa Bianca, “ma dal podio allestito nello stadio del basket, il presidente ha invitato gli americani di ogni fede e convinzione ideologica a ‘tenersi per mano in uno sforzo comune’ per ridurre il numero degli aborti“.
Di idea diversa ‘Avvenire’, che, con un editoriale a firma di Francesco D’Agostino, si domanda: “Ma è vero che l’aborto è decisione che spezza il cuore ‘a ogni donna’?
No, non è vero, o almeno non lo è del tutto. Lo è solo per alcune donne, che meritano tut­ta la nostra compassione e al limite la no­stra comprensione. Ma temo – prosegue il quotidiano dei vescovi – non lo sia per coloro che ricorrono all’aborto pre­coce, usandolo di fatto come mezzo per la limitazione delle nascite, o che maga­ri trovano più comodo usare la pillola del giorno dopo anziché sottoporre la loro vita sessuale a forme sia pur elementari di controllo: per queste donne l’aborto può anche essere un problema, ma cer­tamente non di quelli che ‘spezzano il cuore'”. Sul programma di riduzione degli aborti promessa da Obama, “dobbiamo impegnarci tutti”, scrive ‘Avvenire’. “Ma perché l’impegno in tal senso sia autentico e non verbale, è indispensabile che tutti, abor­tisti e antiabortisti, riconoscano che la le­galizzazione dell’aborto ha fortemente attenuato, soprattutto nei Paesi avanza­ti, il rispetto della vita umana prenatale”. Per D’Agostino, “la maggior parte delle donne favore­voli all’aborto è certamente convinta che abortire, essendo un diritto insindacabi­le delle donne, per ciò stesso non crei al­cun problema morale”.
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5 pensieri su “Dubbi di ‘Avvenire’ su Obama: non sempre aborto spezza cuore

  1. Bel post. Però una riflessione l’intervento di Obama me l’ha sollecitata ed è la seguente: un Presidente deve e riesce a parlare a tutti se crede che unendosi e non contrapponendo presunte verità o diritti aiuti a risolvere o a ridurre il peso di una tragedia. Mi ha colpito ad esempio che comunque ha accolto nel suo piano di azione governativa le proposte delle associazione pro-life per sveltire le procedure adottive per i figli non desiderati. Ve lo immaginate in Italia se un partito di sinistra (e io sono di sinistra) contaminasse la sua cultura con alcune proposte fatte dalel associazioni cattoliche. Saluti

  2. Con la mia piccola esperienza da confessore faccio molta molta fatica a non vedere nell’aborto una pratica che spezza il cuore delle donne. A ciò ci aggiunga che l’inquilino del piano di sotto gioca non poco con i sensi di colpa che un aborto genera finendo per uccidere lentamente la persona nel suo sperare di essere veramente perdonata.

  3. Sono d’accordo con don Luca
    quella di D’Agostino era una provocazione intellettuale utile per svegliarci dalla melassa in cui viviamo ma la realtà è un pò diversa: non a caso si parla di sindrome postaborto che, con gradi diverse, non risparmia nessuna delle donne che hanno abortito.

    Ma proprio perchè l’aborto spezza il cuore occorre essere meno ipocriti: Obama non può dire di voler diminuire il numero di aborti abolendo i già precri limiti e requisiti per richiederlo… Non posso combattere gli incendi cospargendo il bosco di benzina…

    Grazie di questo bel post che mette confronto de qiotidiani così vicini eppure diversi

    L’oste

  4. Sono d’accordo con i commenti precedenti. L’aborto lascia una traccia di dolore in ogni donna, che ci sia coscienza o meno di questo dolore. Trovo infatti che sia uno dei grandi inganni del fronte abortista tacere la lacerazione cui le donne vanno incontro con l’aborto. Sulla base di quanto leggo qui, è difficile non aderire all’appello a ridurre gli aborti; mi sembra un grande passo avanti, pur con le gravissime decisionie di Obama in altri campi. Quando il fine è buono, ci dovrebbe essere la capacità di dialogare e lavorare anche con chi non condivide il fine ultimo; non si può fare una battaglia di principio quando si possono risparmiare delle vite – almeno la vedo così, sulla base di quanto letto.
    E, più in generale, Obama è molto più complesso ed intelligente di quanto qualcuno lo vuol far apparire; per cui chiudere non conviene soprattutto alle cause che stanno a cuore ai cattolici.
    Ciao
    S&P

  5. L’aborto “spezza il cuore” solamente a chi si lascia trafiggere dal pentimento, e che magari riescono ad andare nel confessionale per togliersi questo “macigno” dalla coscienza con un cammino di autentica conversione. Qui c’è il vero dolore che redime, che comincia a redimere già durante tutto il tempo che le separa da una eventuale confessione sacramentale.
    Le donne che invece vanno alle manifestazioni, che portano avanti in televisione e sui giornali la cosiddetta battaglia “del diritto all’aborto” nonostante siano reduci da uno o più aborti, queste donne possono sì provare rimorsi, incubi e drammatiche lacerazioni psicologiche che affiorano alla coscienza con maggiore o minore frequenza di tanto in tanto, ma non per questo siamo autorizzati per forza a metterle tra quelle che hanno veramente “il cuore spezzato”, di cui sopra. A questo secondo gruppo di donne mi sembra di poter applicare le terribili parole che San Paolo rivolge nella lettera ai Romani a coloro che commettono le azioni più riprovevoli e malvage, i quali, “pur conoscendo il giudizio di Dio (nel nostro caso, per chi non crede, si potrebbe dire “il giudizio della coscienza”), che cioè gli autori di tali cose meritano la morte ( che cioè sanno che è una cosa cattiva che non si doveva e non si deve assolutamente fare), non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1, 32).
    Con tutto questo ragionamento volevo solo dire che bisogna andare cauti nel lasciarci andare troppo facilmente a un “buonismo” che non ha niente a che fare con l’autentica misericordia, la quale produce infallibilmente i suoi effetti salvifici solo se c’è “pentimento”, con tutto ciò che questo termine significa e comporta dal punto di vista biblico e antropologico…
    Ciao a tutti!

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