Scuola paritarie cattoliche: sono un “bene di lusso”?

Le scuole paritarie cattoliche protestano con l’Agenzia delle entrate, che, in una circolare relativa all’evasione fiscale, ha annoverato gli istituti privati tra i “beni di lusso“.

Nella condivisibile e opportuna lotta contro l’evasione fiscale l’Agenzia delle Entrate con una circolare sembra mettere sullo stesso piano servizi per il tempo libero e servizi educativi, puntando il dito contro le famiglie che mandano i figli nelle scuole cosiddette private. E’ necessario che venga chiarito a quali scuole si riferisce la circolare dell’Agenzia quando parla di ‘scuole private’, termine che non ha riferimenti legislativi. Ci si augura che queste indicazioni non intendano segnalare le scuole paritarie che, secondo la legge 62/2000, fanno parte del sistema nazionale pubblico di istruzione.

La circolare menziona, tra i beni e le prestazioni “di lusso”, “porti turistici, circoli esclusivi, scuole private, wellness center, tour operator, e così via“. In questo caso  quelli che sono dei diritti garantiti dalla Costituzione – la libertà di educazione e di scelta scolastica delle famiglie – verrebbero considerati come le spese per beni superflui quali ‘porti turistici, circoli esclusivi, wellness center, tour operator, e così via..

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2 pensieri su “Scuola paritarie cattoliche: sono un “bene di lusso”?

  1. E’una mentalità comune, in Italia, di considerare con sospetto chi sceglie la scuola privata, compresa quella cattolica. Senza contare che spesso, in queste ultime, le rette sono molto contenute e che le persone le scelgono anche se disporre di un reddito particolarmente elevato.
    Però mi viene da dire una cosa. L’esistenza della scuola privata, della scuola cattolica, sono sintomi di libertà, libertà di crescere ed educare i figli. Quindi, se di libertà si parla, non mi stupisce che la libertà sia considerata, da molti, un bene di lusso, e quindi superfluo. Me n’ero accorto anche senza l’Agenzia delle Entrate.
    Ciao
    S&P

  2. Immagino che molto presto tantissimi si stracceranno le vesti, faranno manifestazioni, urleranno l’incostituzionalità di tale indicazione, in nome del pluralismo, in nome dell’autodeterminazione della persona e della libertà. O no….

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