L’election day non si farà: giusto così o è uno spreco?

L’election day non ci sarà. Dunque è sfumata definitivamente la possibilità di un accorpamento tra le elezioni europee, le amministrative e i tre quesiti referendari che riguardano la legge elettorale. Va detto che si tratterebbe di un inedito nella storia repubblicana.

Il referendum si terrà probabilmente il 21 giugno, la data dei ballottaggi delle consultazioni locali. In fumo almeno 172 milioni di euro (400, comprensivi dei costi indiretti, secondo il sito lavoce.info, soldi che sarebbero potuti andare in favore delle popolazioni colpite dal terremoto). Alla fine ha prevalso la ragion politica. Berlusconi aveva promesso, nelle ore immediatamente successive, di valutare l’eventualità di un’unica convocazione elettorale. Ma tutto è andato in fumo per evitare di compromettere la sopravvivenza dell’esecutivo.

E i terremotati?

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3 pensieri su “L’election day non si farà: giusto così o è uno spreco?

  1. Sotto al tuo post c’era la scritta automatica “Non ci sono commenti”. Direi che la penso allo stesso modo.
    Lo sforzo di fare le cose giuste, in politica, spesso è troppo grande.
    Ciao
    S&P

  2. E’ ovvio che prima vengono le esigenze della governabilità, che c’entrano i terremotati?
    Continuiamo a pregare per i nostri governanti.

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