Riforma Scuola: la grande fuga verso le scuole private

 Aiuti finanziari pubblici che hanno reso meno onerose le rette. Ma anche disorientamento dei genitori per la riforma Gelmini. Il risultato è che almeno 15-20 mila alunni passeranno alla scuola privata il prossimo anno. Tutto era iniziato lo scorso novembre con un taglio dei fondi alle scuole parificate cattoliche: scomparsi 133 milioni di euro per il 2009 e i 140 milioni di anticipo per il 2008/2009. I vescovi avevano subito protestato e incassato la promessa di Berlusconi di risolvere tutto. 

Ma le promesse in Italia  sono quello che sono, ed allora alcune Regioni e enti locali avevano preferito intervenire. E, quindi, è andata a finire che non solo le scuole cattoliche non saranno in crisi ma un primo bilancio delle iscrizioni le vede in deciso aumento. 

 Il problema è che gli istituti privati, almeno quelli cattolici, diminuiscono. In media chiudono una decina l’anno già da alcuni anni, e quindi il numero di alunni per classe nelle scuole non statali aumenta sempre di più. Alle elementari nell’anno scolastico 2005/06 in media negli istituti statali si contavano 18,45 alunni per classe, cifra più o meno invariata due anni dopo (18,64). Nelle scuole non statali, invece, da 19,43 si passa a 20,10: vale a dire quasi un alunno in più per classe in due anni. Lo stesso alle secondarie: da 15,41 alunni si passa a 16,21 dopo due anni contro i 21,27 pressocché invariati degli istituti statali. Nelle scuole di primo grado il numero degli alunni delle statali è in lieve calo (da 21,02 a 20,92 dopo due anni) mentre aumenta nelle scuole non statali (da 21,76 a 22). 

La scuola pubblica, insomma appare in crisi e le associazioni che rappresentano le scuole cattoliche ora chiedono una riorganizzazione del settore. E’ necessaria una legge per la parità scolastica, ha chiesto Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc. «Occorre lasciarci alle spalle il modello della scuola unica», ha spiegato. E il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha promesso una legge «molto prima della fine della legislatura» ricordando che al ministero è al lavoro una «commissione sulla parità» per affrontare la questione.

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