Il Papa in Africa: conclusa la visita tra polemiche e speranze.

 E’ calato il sipario, tra polemiche e messaggi di speranza, sul primo viaggio di Papa Benedetto XVI in Africa. Iniziato dal Camerun, dove hanno fatto infuriare le dichiarazioni di Ratzinger sui preservativi e l’aids (il condom aggrava i problemi ), la visita apostolica del Pontefice si è chiusa ieri in Angola. Oggi è infatti previsto il rientro in Vaticano.

 Le dichiarazioni sull’utilizzo del preservativo e le reazioni di Francia, Germania e Unione Europea hanno ‘offuscato’ i primi giorni del viaggio del Papa in Camerun. “Il Camerun è terra di speranza per molti nell’Africa Centrale“, ha detto appena sbarcato a Yaoundè. E’ “terra di pace“, e ha invitato il Paese e l’Africa intera a camminare sulla via della “riconciliazione, giustizia e pace”. Poi ha chiesto cure gratis per i malati di Aids, apprezzando l’impegno portato avanti dal Camerun. Incontrando i rappresentanti musulmani del Paese, Benedetto XVI ha ammonito: “La vera religione rifiuta violenze e totalitarismi“, e condannato la stregoneria e gli spiritismi, invitando la chiesa a combattere tali pratiche.

Davanti al corpo diplomatico del Paese e al presidente Paul Biya, Benedetto XVI ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica che è impegnata in una “lotta efficace” contro l’Aids e le altre epidemie che colpiscono l’Africa. Prima di lasciare il Camerun, Ratzinger ha salutato un gruppo di pigmei, che gli hanno donato una tartaruga, simbolo della longevità. Il Papa ha ringraziato e portato l’animale sull’aereo, assicurando di portarlo in Vaticano. “Dio benedica questo bellissimo Paese, l”Africa in miniatura’”, conclude il Pontefice, prima di volare in Angola. 

A Luanda le polemiche non sembrano affatto attenuarsi. Ratzinger si è concentrato però sul Paese, martoriato da 27 anni di guerra e chiesto pace e riconciliazione. “Vengo da un Paese dove ideologie devastanti hanno agito sotto la falsa apparenza di sogni e illusioni facendo pesare sopra gli uomini il giogo dell’oppressione”, ha esordito il Papa, paragonando l’Angola alla sua Germania. Poi, davanti alle autorità politiche e civili dell’Angola, Benedetto XVI ha criticato le politiche degli organismi sovranazionali che, in Africa, “promuovono l’aborto tra le cure della salute materna”. Sabato sera, abbracciando oltre 30mila giovani del Paese, Ratzinger li ha incoraggiati a “osare e ad avere il coraggio di scegliere il matrimonio o la vocazione sacerdotale”. La festa si è trasformata però in tragedia. Nella calca sono rimaste vittime due ragazze, e una quarantina i feriti. Ieri mattina, davanti a una folla di un milione di fedeli, il papa ha ammonito: “La cupidigia fa schiava l’Africa”. Ed ha invitato l’Angola ad avere il coraggio di alzarsi e guardare il futuro con speranza.

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6 pensieri su “Il Papa in Africa: conclusa la visita tra polemiche e speranze.

  1. Credo che tanti politici siano solo invidiosi del fatto che quando il Papa si muove riesce ad avere questa attenzione mediatica. Tra l’altro sembra che oramai solo i Pontefici vadano in Africa, altri ne parlano solo…

  2. Vero… oltretutto risulta lampante come il Papa, a differenza di leader di stato e politici, ragioni in maniera completamente indipendente dagli interessi economici ed opportunistici cui gli altri devono sottostare.
    Che il preservativo non sia una soluzione, in un paese ammalato di fame, è lampante agli occhi di chiunque non voglia strumentalizzare qualsiasi cosa per i suoi scopi, facendo leva sul “libertinismo” diffuso nella nostra società civile. Credo che la gran parte dei detrattori che hanno attaccato il Papa per la sua affermazione, qui da noi e nel resto d’Europa, l’abbiano fatto più che altro per guadagnare dei consensi tutt’altro che ideali. O tempora o mores.

  3. Onestamente posso capire che il Papa dica che usare il preservativo é peccato e che si dovrebbe praticare l’astinenza al di fuori del matrimonio, ma dire che usare il profilattico non aiuta per evitare l’aids é grave anche perché inesatto.

    Affermare che chi lo usa va all’inferno poteva ancora essere accettabile. Ma condannare a morte chi decidesse di avere cmq rapporti ma senza il preservativo lo trovo grave.

    La fame é un problema serio, ma non é facendoli estinguere per Aids la soluzione.

  4. Mi chiedo perchè quando il Papa va in Africa c’è sempre tanto clamora mentre quando vanno i potenti della terra (quando ci vanno?) tutto passa nell’anonimato più completo. Non sarà che il Papa ha qualcosa da dire? Non sarà che il suo parlare è “SI SI oppure NO NO” come richiede il Vangelo?

  5. Al termine del viaggio del Papa in Africa mi viene spontaneo pensare che non si può vanificare tutta la ricchezza di questo viaggio sul problema del preservativo: sarebbe una lettura veramente miope e preconcetta dell’evento. Si è fatto un gran parlare, perché faceva comodo farlo…(da ambo le parti).
    Quando davanti a me ci sono milioni di persone che vivono in situazioni per noi, opulenti, inimmaginabili…
    E la presenza che vale è una presenza di “speranza” che coinvolga la persona nella sua interezza, nella fame e nella dignità.
    Per l’inutile polverone (anche da parte dei cattolici, non pareva vero fomentare una risposta di “difesa”, legittima, come tante che si fanno, ma che alla resa dei conti mostra una testimonianza cristiana ben lontana dall’essere efficace; tanto da far dire a qualcuno che se si alza la voce molto spesso è per nascondere qualcosa o per paura di perdere consenso, come spesso accade nei dibattiti), per l’inutile polverone sul preservativo riporto quella parte dell’intervista, in cui tutto questo è estraneo.

    Domanda: Santità, tra i molti mali che travagliano l’Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell’Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema, durante il viaggio?

    Papa: Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.

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