PDL: AN e Forza Italia… tutto pronto per i due congressi

Oggi non possiamo che occuparci di politica. Inizia il congresso di scioglimento di An, poi dal 27 al 29 marzo ci sara’ quello di fondazione del Pdl. Ignazio La Russa, ministro delle Difesa e reggente di An, ha annunciato che l’atteso intervento di Gianfranco Fini, presidente della Camera, e’ previsto nella tarda mattinata di domenica, prima del voto sulle mozioni politiche. Lo slogan, anche per le assisi di An, resta quello suggerito da Silvio Berlusconi: ”Nasce il partito degli italiani”. La Russa ha poi confermato, rispetto al patrimonio immobiliare del suo partito di origine, la creazione di una fondazione ad hoc che sara’ depositaria per qualche anno anche del simbolo di An, mentre per quanto riguarda le risorse finanziarie comuni si iniziera’ con i rimborsi elettorali ottenuti con il logo del Pdl.

Ignazio La Russa, Denis Verdini, Maurizio Gasparri, Paolo Bonaiuti, Maurizio Lupi e Gregorio Fontana, in una conferenza stampa, hanno presentato il nuovo simbolo del Pdl: disco azzurro con la scritta ”Il popolo della liberta”’ e in basso una banda tricolore. Non ci sara’ invece la scritta ”Berlusconi presidente”, che verra’ usata solo nel logo utilizzato nelle campagne elettorali. E’ stato inoltre annunciato che Berlusconi interverra’ sia in apertura del congresso del Pdl sia alla fine dei lavori e che si sta cercando una sede appropriata, vicina alla Camera e al Senato, per gli uffici della presidenza del nuovo partito. Fin qui gli aspetti organizzativi dei due appuntamenti congressuali di oggie del 27 marzo. Quanto ai problemi politici, Berlusconi ha presentato ieri a Bruxelles la fisionomia del Pdl alla riunione del Partito popolare europeo (Ppe) che si e’ svolta prima dell’apertura ufficiale dei lavori del Consiglio europeo che proseguono anche oggi. Forza Italia era gia’ presente da tempo nel Ppe (vi fanno parte anche l’Udc di Pier Ferdinando Casini e l’Udeurdi Clemente Mastella), ma ora la novita’ e’ l’adesione della componente di An che confluisce nel Pdl e rispetto alla quale c’era da vincere una certa diffidenza dei popolari europei per le origini culturali del partito di Fini che si collocava in passato nella estrema destra europea. L’occasione dell’incontro con il Ppe e’ servita a Berlusconi per fare il punto anche sulle polemiche interne alla maggioranza (la lettera dei centouno deputati che chiede al premier di modificare alcuni punti del disegno di legge sul pacchetto sicurezza). Il presidente del Consiglio si e’ rivolto al principale alleato di governo del Pdl: ”Agli amici della Lega dico che non possono volere sempre tutto. E’ chiaro che qualche volta possiamo dire di si’, qualche altra volta lo diciamo con difficolta’, mentre alcune volte diciamo di no”. Berlusconi ha fatto dei distinguo soprattutto sul problema delle ronde, che il governo avrebbe subito per pressione della Lega pur non essendo totalmente d’accordo (”Pensavamo che sarebbero state prese, come poi e’ stato, dall’opposizione e quindi dai media come la volonta’ di sostituirsi a polizia a forze dell’ordine”). Quanto alla lettera dei centouno deputati che prende le distanze dal provvedimento sul punto che prevede l’obbligo per il medico curante di denunciare gli immigrati clandestini, il premier ha sostenuto che si e’ trattato di un equivoco: ”Non e’ vero che i medici hanno l’obbligo di denunciare: e’ stato solo tolto il divieto”. Alessandra Mussolini e altri nove deputati del Pdl hanno intanto presentato un emendamento al pacchetto sicurezza che reintroduce il divieto di denuncia da parte dei medici che prestano cure a eventuali immigrati clandestini. Non si e’ fatta attendere la replica conciliante di Umberto Bossi, leader della Lega, a Berlusconi: ”Silvio e’ un amico, ma forse ha subito le pressioni del Pdl. In ogni caso, un equilibrio con lui lo troviamo sempre”. Roberto Maroni, ministro leghista dell’Interno, ha poi precisato che il governo non ha mai avuto intenzione di porre la fiducia sul disegno di legge riguardante il pacchetto sicurezza perche’ ”vogliamo che sia discusso dal Parlamento”. La lettera dei centouno deputati chiedeva tra l’altro alla maggioranza proprio di evitare la richiesta del voto di fiducia. Gianfranco Fini si e’ limitato a commentare le precisazioni di Berlusconi da Bruxelles con un laconico: ”Certo che ho apprezzato”.

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