Cattolici e politica: i cattolici non ledono il diritto di nessuno!

 I cattolici non ledono il diritto di nessuno. L’impegno civile, soprattutto quello politico, altro non e’ che il prolungamento, fatte le debite distinzioni, della logica della testimonianza intesa come atteggiamento ad un tempo speculativo e pratico (non come pura generosita’, ma come concezione e metodo d’azione). Se io testimonio in ogni ambito dell’umana esistenza, compreso quello politico e partitico, le mie convinzioni, non ledo il diritto di nessuno. Al contrario lo promuovo e metto in moto la virtuosa ricerca del ”compromesso nobile”, con il realismo di chi sa che non si da’ convivenza civile senza sacrifici. D’altra parte lo scopo dell’azione politica, soprattutto per il cristiano, non puo’ essere la realizzazione della societa’ perfetta.

Accettando di buon grado che la societa’ plurale nella quale i cattolici sono oggi chiamati a vivere implica la necessita’ di un confronto a 360* con tutti i soggetti in campo, teso ad individuare i beni comuni sia spirituali che materiali e le politiche adeguate a promuoverli, i cattolici non devono rassegnarsi all’irrilevanza come cattolici. Al contrario, proprio perche’ la rappresentanza cattolica non e’ piu’ garantita da un unico partito, ai fedeli laici e’ richiesto di saper concorrere al bene comune rendendo cosi’ pubblicamente ragione della fecondita’ sociale della propria fede. E questo ha delle conseguenze decisive per i contenuti ed il metodo dell’impegno politico. In pratica, operando in partiti diversi, i laici cattolici dovranno praticare il decisivo principio di distinguere nell’unito.

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Un pensiero su “Cattolici e politica: i cattolici non ledono il diritto di nessuno!

  1. È vero, Paolo, la testimonianza evangelica non lede nessuno! Semmai mi procura persecuzione per la mia coerenza (ma questo fa parte del mio essere cristiano).
    Personalmente sono particolarmente sensibile a questo discorso, non perché abbia un impegno attivo nella politica, ma perché il mio essere diacono mi porta a considerare con coscienza nuova le parole di Paolo VI sulla politica, quale massima espressione della diaconia.
    Il fatto che non ci sia un partito di cattolici, ci costringe (positivamente) a rivedere il nostro metodo di fare politica. Pur rimanendo fedeli alla proprie autentiche idealità, il politico cristiano, primariamente è cristiano, cioè attua anche su scala pubblica il comando evangelico di amare tutti, cercando in ogni circostanza ciò che ci unisce.
    Il fatto è che l’unità nella diversità, vissuta primariamente nella comunità ecclesiale, va portata anche, come fermento, all’interno dei singoli partiti, tra i partiti…
    Se è vero per i singoli il comando evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso”, è altrettanto vero per i gruppi di “amare il partito altrui come il proprio, la patria altrui come la propria”.
    La fraternità, che è inscritta nel DNA della persona umana, può diventare anche categoria politica.
    Un cordiale saluto
    Luigi

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