Testamento biologico: il Pd si divide mentre per il padre di Eluana e’ una barbarie

 Il papà di Eluana, Beppino Englaro, definisce “una barbarie” il disegno di legge preparato dalla maggioranza sul testamento biologico e invita a scendere in piazza.

Nel frattempo è lite nel Partito democratico sia sul ddl di maggioranza che sull’ipotesi di un referendum per tentare di abrogarlo se divenisse legge.

Nel Pd, proprio sul referendum discutono, a distanza, Paola Binetti e Ignazio Marino. Quest’ultimo aveva rilanciato, ospite alcuni giorni fa di un convegno dei radicali, l’idea di una consultazione popolare qualora il Parlamento approvasse una legge che nega la libertà dei pazienti di scegliere, o rifiutare, le terapie a cui sottoporsi. La Binetti raccoglie il guanto della “sfida” e rilancia. La protagonista della campagna astensionistica al referendum sulla procreazione medicalmente assistita della primavera 2005, esorta ad una “battaglia culturale”. Per far naufragare il referendum promosso, tra l’altro, da molti dei suoi futuri compagni di partito come Umberto Veronesi, Binetti in serata ricorda la mobilitazione capillare dei cattolici per la legge 40: “Abbiamo spiegato le nostre ragioni casa per casa, in incontri, in conferenze con migliaia di persone, nei salotti, nei dopocena con gli amici, nei caffè, nei bar, in metropolitana, con le e-mail, con articoli fatti circolare, in modo che nessuno fosse escluso“.

La Binetti avverte: “Non crediate che la sfida in gioco sia solo la legge. Dobbiamo combattere su fronti diversi. Dobbiamo far sì che il nostro Paese sia impregnato della cultura della vita, resuscitare il senso di orrore per la logica suicida, ribaltare l’idea che da soli è meglio. Dobbiamo penetrare in tutta l’opinione. Dobbiamo rendere il terreno impermeabile (al referendum, ndr.), dobbiamo ricostruire un tessuto di valori, dobbiamo far sentire la nostra voce. Solo così la sfida sarà un boomerang per chi l’ha lanciata“.

Segni di una fibrillazione interna al Pd già emersi nella giornata nelle aule parlamentari. Quando un voto mattutino nella commissione Sanità del Senato sancisce l’inconciliabilità delle diverse anime del Partito democratico sulle questioni di bioetica. Mentre a largo del Nazzareno i vertici del partito gestiscono la bufera del dopo-Veltroni, al piano terra di Palazzo Madama si vota sul disegno di legge preparato dal relatore di maggioranza Raffaele Calabrò (Pdl) sulle ‘dichiarazioni anticipate di trattamento’. Un passaggio procedurale solo formale, che si trasforma velocemente in uno scontro politico. Sei senatori di opposizione (cinque del Pd e uno dell’Italia dei valori) votano contro e tre – tra di essi la neocapogruppo dei democratici Dorina Bianchi – si astengono. “Non stiamo dicendo di ‘sì’ al disegno di legge Calabrò“, precisa Bianchi. “Abbiamo deciso di astenerci come atto di fiducia verso il relatore, che ha mostrato delle aperture per accogliere degli emendamenti dell’opposizione”, puntualizza. Nel Partito democratico “non ci sono vincitori e vinti“, chiarisce. La polemica, però, inizia lo stesso.

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