Dimissioni di Veltroni: scissione in vista?

 La crisi del Pd e’ esplosa ieri in tutta la sua drammaticita’ con le dimissioni del segretario Walter Veltroni. Questa mattina alle 11, presso il Tempio di Adriano a piazza di Pietra dove appena la scorsa settimana aveva presentato a sindacati, Confindustria e forze sociali le proposte del partito per uscire dalla crisi economica, sara’ lo stesso Veltroni a spiegare in una conferenza stampa le ragioni profonde del suo gesto.

Prima di questo appuntamento, torna a riunirsi di primo mattino il Coordinamento del Pd che ieri, frastornato dall’entita’ della sconfitta elettorale in Sardegna, ha cercato di far ritirare le dimissioni a Veltroni. Si deve trovare l’accordo sulla gestione dei prossimi mesi che hanno in calendario la conferenza programmatica del partito ad aprile e poi le elezioni europee e amministrative di giugno. Ma il problema piu’ urgente e’ quello di dare un volto a chi deve guidare il Pd nelle prossime settimane. Secondo Andrea Orlando, portavoce del partito, ‘‘il segretario puo’ anche essere eletto dall’assemblea costituente, ma in questo caso sarebbe un segretario di transizione”. Il che vuol dire, senza la benedizione delle primarie, che si tratterebbe di un segretario a tempo.

 Ieri e’ circolata con insistenza l’ipotesi che la reggenza del partito possa essere affidata, con l’accordo di tutte le componenti del Pd e la concomitante convocazione dell’assemblea costituente, al vicesegretario Dario Franceschini.

Quanto al destino di Veltroni, le sue parole pronunciate ieri sono apparse senza appello: ”Mi assumo le responsabilita’ mie e non. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto”. Ai sui piu’ stretti collaboratori, Veltroni ha poi confessato la propria amarezza per ”il bastone tra le ruote messomi in piu’ occasioni: dalla riforma delle legge elettorale per le europee, aldibattito sul testamento biologico fino alle questioni della politica economica”. Da qui la scelta di rompere gli indugi, evitando di rimanere sulla graticola accettando l’ipotesi di ”gestione collegiale” del partito – lo avevano chiesto in molti nel dibattito del Coordinamento – dal sapore di un commissariamento.

Per quanto riguarda la componente moderata del Pd, ieri Francesco Rutelli aveva chiesto a Veltroni di procedere verso la costruzione di ”un partito tutto nuovo” senza guardare all’indietro. Giuseppe Fioroni e Franco Marini stanno pensando a come limitare i danni della rinuncia di Veltroni alla leadership e non scartano l’ipotesi di un congresso anticipato. Per ora, a differenza dei dalemiani, non hanno un candidato alla segreteria del partito. Malgrado gli appelli alla collegialita’ e al buon senso che vengono da tutti i dirigenti del Pd in queste ore, e’ il progetto politico che ha unificato Ds e Margherita che sembra andare in pezzi. Con le dimissioni di Veltroni, il leader che piu’ di altri rappresentava l’anima americaneggiante alla Barack Obama e innovativa del nuovo partito, il Pd potrebbe andare incontro molto presto a una scissione. Una sintesi efficace della situazione l’ha fatta Massimo Cacciari, sindaco di Venezia: ”E’ il Pd nel suo insieme che non va. Non si sono affrontati i problemi organizzativi e non si e’ sviluppato un dibattito politico-strategico. In questa situazione quanta strada si voleva fare?”.

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