Umanizzare la medicina

IL caso di Eluana Englaro mi ha spinto a riflettere sull’umanizzazione della medicina.
Il lutto, la malattia, il dolore fanno crollare le illusioni patinate e superficiali della vita di oggi. La malattia, così come i piccoli bisogni corporali, sono rispettivamente la grande e le piccole quotidiane epifanie del nostro limite. Sono di fatto un mistero. Ma non possiamo lasciare la sofferenza nel “non detto”. Non si tratta di “dare la risposta” al dolore e alla sofferenza della malattia, ma di far propria una ricerca inesauribile, eppure altrettanto essenziale all’umanizzazione dell’uomo quanto la domanda “Chi sono?”.
La malattia spesso può condurre all’ angoscia, al ripiegamento su di sé, talvolta alla disperazione e per questo rivolgo a tutti i medici, a tutti gli infermieri un invito forte a non sottrarsi davanti ad un compito così meraviglioso, quello di umanizzare la malattia; umanizzate la malattia, perché, un sorriso, una parola gentile, un abbraccio non costano nulla, ma possono far miracoli e possono confortare e donare serenità al cuore del malato.
Un antico proverbio Wolof ci ricorda una grande verità dimenticata dalla medicina tecnologica: “La cura dell’uomo è l’uomo”.
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