Patti Lateranensi: 80 anni di rapporti Stato-Chiesa

 Per lo ”Stato piu’ piccolo del mondo” e’ un doppio anniversario, che cade pero’ in un momento quanto mai delicato: ricorrono oggi gli 80 anni dalla firma dei Patti lateranensi che diedero vita allo Stato della Citta’ del Vaticano, e 25 dalla loro revisione del 1984. 

La genesi dei Patti affonda in quella che sui libri di storia viene chiamata la ‘questione romana’: quando il 20 settembre 1870 Roma fu conquistata, Papa Pio IX si dichiaro’ ”prigioniero” e non volle mai riconoscere il Regno d’Italia mentre il governo italiano, il 13 maggio 1871, regolo’ i rapporti con il Papato in modo unilaterale, con la cosiddetta legge delle Guarentigie. Da allora inizio’ un lungo periodo di tensione tra Stato e Chiesa, simbolizzato da quel ‘non expedit’ che sanciva la ”non convenienza” per i cattolici di partecipare alla vita del neonato Stato italiano.

Divieto di fatto sempre piu’ disatteso dagli italiani ma ci volle di fattol’arrivo del regime fascista alla guida del Paese perche’ la Chiesa arrivasse a riconoscere la nuova situazione. Con la firma apposta da Benito Mussolini e dal segretario di Stato di papa Pio XI, il card. Pietro Gasparri, ai Patti l’11 febbraio 1929, la Chiesa si garantiva ”quel tanto di corpo che basta per tenersi unita l’anima”, come disse allora il pontefice, mettendo fine al contenzioso con lo Stato italiano e, di fatto, alla lunga epoca del potere temporale dei papi. Non fu un passo facile: papa Ratti defini’ in quell’occasione il Duce come l’uomo ”che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare”, ”un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale, per gli uomini della quale tutte quelle leggi, tutti quegli ordinamenti, o piuttosto disordinamenti, tutte quelle leggi, diciamo, e tutti quei regolamenti erano altrettanti feticci e, proprio come i feticci, tanto piu’ intangibili e venerandi quanto piu’ brutti e deformi”.

I Patti lateranensi constano in realta’ di due distinti documenti: il Trattato, che riconosce l’indipendenza e la sovranita’ della Santa Sede e fonda lo Stato della Citta’ del Vaticano; e il Concordato che definisce le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo; a questo si aggiunge una Convenzione Finanziaria che regolava le questioni economiche sorte dopo le spoliazioni degli enti ecclesiastici. I Patti vennero interamente recepiti dalla Costituente, con il voto concorde di democristiani e comunisti: ”Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”, recita l’articolo 7 della nostra Carta. Nel 1984, dopo oltre un decennio di preparazione, I Patti furono rivisti, con la firma del nuovo Concordato, il 18 febbraio, tra l’allora segretario di Stato card. Agostino Casaroli e il capo del governo Bettino Craxi. Spariva, in sostanza, la religione cattolica come religione di Stato e nasceva, grazie a un successivo accordo, il finanziamento della Chiesa cattolica italiana, attraverso la Cei, con il meccanismo dell’8 per mille. Facendo un bilancio di questi 80 anni di convivenza e relazione strettissima, nei giorni scorsi il direttore dell’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, ha scritto che ”la collaborazione non e’ un obbiettivo che si raggiunge una volta per tutte, e’ un programma chiamato a svolgersi nel tempo, con continuita’ ma pure con quella mutevolezza di contenuti concreti che e’, necessariamente, determinata dal volgere delle stagioni e dal mutare delle esigenze”.

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