Eluana Englaro: una lettera sulla quale riflettere…

Riportiamo questa riflessione che Chiara ci ha inviato…

Mi chiamo Chiara e vivo a Udine, lavoro tutti i giorni poco distante dalla struttura dove Eluana Englaro sta morendo di fame e di sete.
Quello che i giornali non vi stanno dicendo ve lo dico io:in quella struttura dove un gruppo di ragazzi , tra cui mia sorella appena liceale,vanno tutti i sabati da molti anni ad assistere anziani, ammalati, handicapati fisici e mentali alcuni nelle stesse condizioni di Eluana, vivono 500 persone.Vengono assistite, nutrite,visitate tutti i sabati da questo gruppo di giovani che ha deciso di passare un pomeriggio con loro e di farlgli compagnia.Sono felici di questo è un momento importante che aspettano, che gli dona gioia, felicità, avere qualcuno che gli fa compagnia, che gioca a carte con loro, che gli asciuga la bava dalla bocca, che gli considera e gli ama per quello che sono. Quello che i giornali non vi stanno dicendo e che mia sorella e i suoi amici hanno visto con i loro occhi sabato è che su tutti quasti vecchietti con l’arrivo di Eluana è arrivata una cappa di tristezza profonda. Non ridono più, non giocano a carte,alcuni di loro stanno persino smettendo di mangiare e parlo di persone che alcuni giudicano come non più in grado di interagire con il mondo, ma che sembrano aver afferrato perfettamente la situazione in cui si trovano. C’è una sensazione di angoscia tra i pazienti della “Quiete”, perchè? Noi siamo determinati dallo sguardo che ci viene rivolto.Chi sta mettendo in discussione la dignità di una vita sta mettendo in discussione la dignità di tutte le vite. Loro lo hanno capito benissimo, perchè si trovano nelle stesse condizioni di Eluana, non sono più efficenti non sono più “normali”. E hanno paura di essere guardati e considerati così. Venite a vedere, se non ci credete. LA VITA PERDE SENSO SOLO QUANDO NON CI SENTE PIU’ AMATI
“.

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6 pensieri su “Eluana Englaro: una lettera sulla quale riflettere…

  1. Se i pazienti sono come Eluana e in stato vegetativo come fanno a provare angoscia? E poi bello il gruppo che va SOLO il sabato mattino, come se i pazienti andassero curati solo un giorno a settimana. La vera cappa di tristezza ha avvolto per 17 anni la famiglia di Eluana, non i paziente della casa di riposo La quiete.

  2. Risposta a L: probabilmente la lettera di Chiara stava a significare che non e’ cosi scontato che quelli che si trovano nello stato di Eluana non provino niente di niente..
    I piu’ dicono che non si prova assolutamente,MA IO MI CHIEDO, CHE NE SANNO LORO? COME FANNO A DIRLO SE NON SI SONO MAI ( PER FORTUNA) TROVATI IN QUELLA SITUAZIONE???? quanta stupidita’ e superficialita nel dire certe cose.. il fratello di Terry Schiavo, sostiene che sua sorella provava eccome delle sensazioni, purtroppo le ha provate anche quando un giudice ha deciso per la sua vita..
    Chiara dice che i pazienti sembrano aspettare con ansia e felicita’ il sabato….quindi anche 1 solo giorno a settimana da’ loro la forza di sperare, di lottare, questo casomai e’ un motivo in piu ed un segnale per spingere ad andare avanti, ed a non interrompere la terapia.

  3. I sentimenti , cosi come la percezione del dolore non si possono escludere quando si parla di pazienti in stato vegetativo, e’ proprio per questo che nessuno si può arrogare il diritto di spegnere una vita.Sarebbe meglio non giudicare coloro che mettono il loro tempo a servizio agli ammalati anche se per un giorno a settimana.Non si elimina la malattia eliminando il malato !!

  4. Scusate, ma l’articolo parla di: “anziani, ammalati, handicapati fisici e mentali alcuni nelle stesse condizioni di Eluana”.

    E’ evidente che, ammesso che l’edificante storiella sia vera e non frutto di suggestione (non voglio nemmeno pensare che sia inventata di sana pianta), non sono certo gli “alcuni” che “non ridono più, non giocano a carte, smettono di mangiare”. Eluana è alimentata artificialmente con un sondino, e non può decidere di mangiare o meno. C’è una differenza inoltre tra una malattia e un fenomeno cronico (dopo diciassette anni si può sperare letteralmente solo nella provvidenza divina) come lo stato vegetativo permanente: la malattia in quanto tale si cura, nello stato vegetativo si mantiene in vita, senza operazioni volte a restituire la coscienza e la percezione esterna.

  5. Ormai è fatta… c’è chi ha ottenuto quel che voleva e chi invece resta delle sue idee e nel suo credo.
    Nessuno di noi potrà più restare indifferente, nessuno di noi potrà essere lo stesso perchè ormai ci hanno sbattuto in faccia l’eterno dilemma.
    La vita e la morte che si fronteggiano per quanto ne parliamo ognuno è solo difronte a le sue scelte ed agli eventi fondamentali della sua vita. Dai tempi di Amleto ed anche prima… essere o non essere…la ragazza ha espresso una grande verità:”””non sono più efficenti non sono più “normali”. E hanno paura di essere guardati e considerati così.””

    Nelle corsie degli ospedali dove si affronta la malattia terminale..oppure la “vecchiaia” (xchè in questo mondo salutista e edonista esser vecchi è una MALATTIA) si sperimenta la solidarietà dei degenti che si trovano impotenti difronte all’andare verso la fine…
    Non stento a credere che quegli anziani soffrano della vicenda di Eluana.. che vivano solidali la vicenda possono più di altri comprendere la fine..
    “” LA VITA PERDE SENSO SOLO QUANDO NON CI SENTE PIU’ AMATI“. “””
    UNo stato civile del ventunesimo secolo..come può amare i suoi cittadini fino alla fine?… ho negli occhi le immagini di Livia Turco a Porta a Porta … ho apprezzato in lei uno stato che si commuove e adesso tocca a loro in “scienza e coscienza” scegliere il modo giusto di non abbandonare la vita di altri… di prendersi cura di tutti noi nel momento più difficile delle vita.

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