Europa7: la sentenza del Consiglio di Stato

 Il Consiglio di Stato ha pubblicato la sentenza, o meglio le sentenze, sulla vicenda Europa7. I testi delle ‘decisioni’ della massima magistratura amministrativa, confermano, aggiungendo pero’ particolari, a quanto reso noto con un comunicato stampa sabato scorso. Tre le principali decisioni della Corte: il governo, unitamente all’Autorita’ per le Comunicazioni, deve ‘ripronunciarsi’ sulla mancata assegnazione a Europa 7 delle frequenze insieme alla licenza di operatore tv nazionale e deve farlo tenendo conto del pronunciamento della Corte di Giustizia Ue; la giustizia amministrativa non puo’ imporre all'”amministrazione” un ‘facere’, cioe’ l’assegnazione di frequenze a Europa7, ma solo considerare un risarcimento danni il cui ammontare dipendera’ da come rispondera’ il governo alla richiesta di spiegazioni sopra citata; le frequenze di Rete4, di cui Europa7 chiedeva l’assegnazione, non sono in discussione anche se il Consiglio di Stato ha rigettato la richiesta per meri motivi di “tardivo ricorso” non entrando nel merito del titolo al possesso della rete Mediaset.

La sentenza piu’ importante e’ quella che stabilisce che Europa 7 ha diritto ad una nuova risposta da parte del ministero dello Sviluppo Economico (subentrato a quello delle Comunicazioni) e dall’Agcom in merito all'”istanza” per vedersi assegnare le frequenze necessarie a trasmettere in analogico. Entro il 15 ottobre il dicastero dovra’ presentare alla Corte ben 4 “relazioni” contenenti tra l’altro “l’indicazione dell’attivita’ svolta in esecuzione della decisione adottata” in questi giorni, la disponibilita’ “di frequenze attualmente disponibili”, e un documento che riguarda “la scadenza della concessione di Europa7” su cui e’ aperto un contenzioso ‘a latere’, visto che per il ministero il titolo e’ ‘decaduto’ nel 2005.

Continua…

Anche l’Agcom, chiamata in causa nell’azione risarcitoria, deve presentare una relazione entro la stessa data spiegando i motivi “della mancata adozione del programma di adeguamento al piano nazionale delle frequenze, previsto nella concessione rilasciata ad Europa7“.

Europa7, infine, dovra’ presentare copie dei bilanci dal ’99, una relazione per spiegare perche’ non ha partecipato alla gara di assegnazione di frequenze avviata dall’allora ministro, Paolo Gentiloni, nel 2007 e un documento sull’attivita’ imprenditoriale svolta dal ’99 ad oggi.

Il 16 dicembre e’ gia’ fissata un’udienza della sesta sezione del Consiglio di Stato per esaminare la nuova documentazione.

Per Palazzo Spada “amministrazione e Autorita’ per le Comunicazioni” nelle loro risposte a Europa7 dovranno “dare applicazione alla sentenza della Corte di Giustizia Ue del 31 gennaio 2008, con cui e’ stata ritenuta contrastante con il diritto comunitario una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell’impossibilita’ di trasmettere in mancanza di frequenze assegnate, sulla base di criteri, obiettivi, trasparenti non discriminatori e proporzionati”.

Se Europa 7 ha diritto ha una nuova ‘risposta’ da parte di governo e Agcom sul perche’ non e’ stata assegnataria di frequenze per trasmettere in analogico, non potra’ invece, e questo e’ l’altro pronunciamento qualificante della Corte, vedersi assegnate le frequenze dalla giustizia amministrativa. Il Consiglio di Stato ha dichiarato “inammissibile” la richiesta avanzata in tal senso dalla emittente che fa capo a Francesco Di Stefano, lasciando aperta solo la strada del “risarcimento per equivalente” dei danni subiti a causa della mancata assegnazione delle frequenze.

Europa7 ha chiesto, in sede di giudizio, il pagamento da parte dello Stato di 2,16 miliardi di euro in caso “di tardiva attribuzione delle frequenze” e di 3,5 miliardi “in caso di accertata impossibilita’ di assegnazione delle frequenze”, corrispondenti al valore presunto dell’azienda. La decisione della Corte sull’eventuale ‘quantum’, dipendera’ “dalla soluzione che l’amministrazione dara’ all’assegnazione delle frequenze”.

Peraltro il Consiglio di Stato, in una delle sue decisioni, evidenzia che il parere richiesto alla Corte di Giustizia Ue, che ha portato alla sentenza del gennaio 2008, e’ stato posto “con esclusivo riferimento alla domanda di risarcimento per equivalente, avendo la Corte ritenuto che questa era la sola domanda conoscibile”. In un altro passaggio, Palazzo Spada, afferma inoltre che “in sede di domanda di risarcimento per equivalente, e’ possibile dare piena attuazione ai principi affermati dalla Corte di Giustizia Ue“. Insomma il pronunciamento della giustizia amministrativa sara’ solo sui ‘soldi’ e non sulle frequenze, e in questo modo comunque saranno tutelati i diritti del ricorrente.

A questo punto la ‘palla’ passa al ministero dello Sviluppo Economico e all’Autorita’ per le Comunicazioni. Il ministro Claudio Scajola ha istituito una commissione tecnico-giuridica per mettere a punto la posizione del dicastero e preparare la risposta a Europa7 e Consiglio di Stato. Alcuni atti potrebbero arrivare gia’ prima della scadenza del 15 ottobre decisa dalla Corte. Il decreto Ue, in via di conversione in Parlamento, prevede un piano riassegnazione frequenze per il digitale entro tre mesi. Da questa programmazione potrebbe emergere quel quadro sulla disponibilita’ di frequenze chiesto da Palazzo Spada. Sempre che il governo non scelga la linea ‘dura’ ribadendo il suo ‘no’ alle frequenze a Europa7, in quel caso si aprirebbe la strada a un risarcimento ‘miliardario’ per l’emittente e il suo ‘patron’, Di Stefano.

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