Ordine dei giornalisti del Piemonte: lettera aperta ai colleghi

 Essendo iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, segnalo questa lettera aperta:

Ci rivolgiamo a tutti gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, sperando che questa lettera serva ad aprire e stimolare un dibattito sul ruolo e il futuro del nostro Ordine.

Torino il 25 Aprile è stata al centro del V2 Day sulla libera informazione in libero stato. Nelle piazze italiane sono state raccolte firme su tre proposte referendarie: abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, abolizione delle legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo ed abolizione dell’Ordine dei giornalisti, definito , ovvero l’Ordine è inutile.

Pur in toni e circostanze diverse ci sono colleghi che si sono detti a favore dell’abolizione dell’Ordine. E’ un loro legittimo diritto, come cittadini e anche come giornalisti.

Paradossalmente si potrebbe argomentare che per coerenza questi colleghi dovrebbero non più iscriversi all’Ordine: un atto politico che allo stato attuale della legge ha conseguenze professionali, ma non intacca il diritto, in quanto cittadini, di diffondere il proprio pensiero, come recita l’articolo 21 della Costituzione.

Continua

Noi vorremmo invece, da colleghi a colleghi, ragionare se l’abolizione o lo svuotamento di questo organismo, creato da una legge del 1963, sia l’unica via d’uscita, capace di favorire la libera informazione, oppure se è bene che i giornalisti, tutti i giornalisti, discutano sul futuro del loro Ordine e lo considerino uno strumento alleato del loro lavoro e del diritto dei cittadini ad essere correttamente informati.

C’è stata nella manifestazione di Torino quel riferimento mediatico al termine «casta», condito dal consueto tono iracondo, zeppo di coloriti insulti. Si vuol far passare l’immagine dei giornalisti come membri di una solida oligarchia, vezzeggiati dai poteri forti o peggio collusi. E naturalmente strapagati, riveriti e corporativi al punto da impedire ad altri di entrare nella «casta».

Chi vive veramente di questo mestiere sa quanto la realtà quotidiana, della stragrande maggioranza dei giornalisti sia ben diversa: fatta di lavoro duro e fatica spesso oscura. Una vita lontana dai riflettori della notorietà. Certo ci sono anche le connivenze e i conformismi, le indulgenze al gossip e i suadenti richiami della pubblicità.

Ed è significativo che voci a favore dell’abolizione dell’Ordine arrivino all’interno della categoria proprio da coloro che si ritrovano in posizioni più «protette» e siano in sintonia con spicchi dell’editoria che auspicano la liberalizzazione dei loro «dipendenti» (meglio se non sono stati neppure assunti, come ormai capita alla maggior parte dei giovani che si avvicinano a questo mestiere). Una liberalizzazione intesa nel senso più crudo e spiccio «senza lacci, lacciuoli, carte da rispettare e inutili richiami all’etica».

Il nostro tempo si specchia nei nostri mass media. Tutti ci rendiamo conto della necessità di rinnovare da giornalisti contenuti e linguaggi, mantenendo l’obiettivo sulla ricerca della verità sostanziale dei fatti e non lasciando la critica alla sola ilarità dello sberleffo.

I media, sia quelli più tradizionali che le nuove frontiere dell’informazione on line, disegnano il nostro modo di osservare e giudicare la realtà, di comprenderla e interpretarla, non si possono improvvisare o abbandonare in uno spazio senza regole e senza controlli professionali, dove dominano i più forti e in cui il fulcro resta il profitto e la capacità di vendere pubblicità e testi.

L’etica di chi fa questo nostro mestiere non è, e non può essere, un elemento trascurabile o sacrificabile.

Per questo riteniamo che l’Ordine dei giornalisti abbia ancora un senso e uno scopo: un ente che non deve essere eliminato, ma profondamente riformato, reso più attuale e più agile, e in grado di rispondere in tempo reale ai mutamenti della società.

I giornalisti di queste cose, si sa, discutono poco e di malavoglia.

Il grande comune nemico è l’indifferenza.

Serve invece un dibattito franco sullo stato di salute dell’informazione in Italia. Facciamo appello alla vostra professionalita’ e alla voglia di ragionare insieme su tutto questo, per non delegare ad altri il nostro futuro di giornalisti.

Per questo vi chiediamo di intervenire con commenti e opinioni in modo da favorire un momento di pubblico confronto che vorremmo organizzare quanto prima.

Potete spedire i vostri interventi:

  • per posta elettronica all’indirizzo forum@odgpiemonte.it
  • via fax al n. 011/53.87.98
  • per posta all’indirizzo Forum – Ordine dei giornalisti del Piemonte – Corso Stati Uniti 27 – 10128 Torino
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Un pensiero su “Ordine dei giornalisti del Piemonte: lettera aperta ai colleghi

  1. Sono d’accordo con te,la coerenza non alberga più da noi,forse;a parer mio l’Ordine(compresa l’iscrizione)
    andrebbe ristrutturato,però…
    Sto cercando di far decollare un sito di informazione
    (www.dgtvonline.com)e mi piacerebbe se tu mi portassi a conoscenza di fatti,episodi o problematiche legate alla tua zona…
    Saluti.

    Marcello De Giorgio.

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