Elezioni anticipate: al voto il 13 aprile?

 L’ultimo tentativo è fallito e la partita sulla crisi di governo torna tutta nelle mani del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Già oggi il Capo dello Stato potrebbe dare il via all’iter per lo scioglimento delle Camere per arrivare nella giornata di mercoledì all’atto finale: la firma del decreto che manda in soffitta la quindicesima legislatura.

Una volta firmato il decreto di scioglimento delle Camere, che sarà controfirmato dal presidente del consiglio ‘sfiduciato’ Romano Prodi, si dovrà fissare la data delle elezioni politiche (entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere) e quella della prima seduta delle Camere per l’elezione dei nuovi presidenti (entro 20 giorni dalle elezioni). Potrebbe bastare un solo decreto a stabilire queste scadenze ma più probabilmente a quello di scioglimento delle Camere ne seguirà uno con la data dei comizi elettorali, approvato dal Consiglio dei ministri.

Decidere lo scioglimento delle Camere dopo avere indetto il referendum farà scattare lo slittamento della consultazione ed eviterà che questa avvenga neanche due mesi dall’insediamento del nuovo Parlamento. La partita più importante è ora decidere la data del voto che, calendario e conti alla mano, dovrebbe essere il 13 aprile. Se le Camere fossero sciolte entro un paio di giorni, oggi o domani , l’arco di tempo utile (fissato per legge tra 45 e 70 giorni dallo scioglimento) scadrebbe intorno alla metà di aprile. Se le Camere fossero sciolte dopo e si avesse più tempo il 20 aprile non sarebbe una data buona perchè coinciderebbe con la Pasqua ebraica.

Resta da vedere come regolarsi per la tornata di amministrative, che per legge dovrebbero tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno. Possibile una seconda data, magari a maggio, ma anche un election day che necessiterebbe di un decreto per i due giorni di anticipo. Argomenti che potrebbero essere affrontati già domani nel Consiglio dei ministri che indirrà la data per il referendum. Un atto dovuto, dopo la sentenza della Consulta, e dunque il Governo procederà, indicato probabilmente la prima domenica di giugno – l’otto -, salvo prevedere poi lo slittamento, di un anno, dopo lo scioglimento delle Camere

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