Il senso della moratoria sull’aborto

 Parlando ai microfoni del Tg1, il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, ha difeso la sua battaglia per una moratoria sull’ aborto, paragonandola a quella condotta dall’Italia in sede Onu sulla pena di morte, e precisando di non volere l’abrogazione della legge 194.(NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA’ E SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA) “Alcuni per furbizia, altri per malafede, altri per sciatteria cercano di introdurre questa banale elemento divisorio, dicendo che si vuole ricondurre le donne all’ aborto clandestino e abrogare le leggi che consentono loro di non sottoporsi all’aborto clandestino. Non è la mia intenzione non c’entra niente con la moratoria sull’ aborto, bisogna incentivare politiche contrarie al fatto dell’aborto“.”Abbiamo stabilito che non bisogna più ammazzare legalmente la gente, che il boia non deve più operare, e questo vuol dire che crediamo che i diritti umani siano universali. Mi sembra naturale, logico, razionale che la stessa cosa valga per la libertà di nascere e di vivere“. Giuliano Ferrara ammette che “le donne sono state sottratte all’aborto clandestino, che era un cappio sulla loro salute”. Tuttavia, “l’aborto è diventato un metodo di pianificazione familiare, eugenetica, razzistica, sessistica, attraverso il quale si evita che nascano le donne in Asia e si seleziona la razza in senso eugenetico“.

Come non dargli ragione? Del resto, in Italia, la legge 194 non è stata applicata integralmente, soprattutto in riferimento a quelle parti che sono a difesa della vita e che sembrano essere cadute nel dimenticatoio…  Infatti applicare la 194, anche per chi non l’ha condivisa, significa (come recita la legge!!!)  prima di tutto adottare infinite e moltissime forme di prevenzione per rimuovere tutti quegli ostacoli di carattere economico, psicologico e sociale che possono spingere una coppia a ricorrere all’aborto.

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6 pensieri su “Il senso della moratoria sull’aborto

  1. Fino a quando l’uomo non impara a schierarsi dalla parte del più debole, la pratica dell’aborto ci sarà sempre. Servono a poco leggi per regolamentarlo. Bisogna anche sapere che schierarsi dalla parte del più debole, significa anche violare la legge e rischiare di rimetterci la vita, come fece Gesù che violò la legge del sabato per guarire la mano di una persona.

    Il più forte in una società organizzata sono lo Stato e i sindacati di categoria. Il più debole è il cittadino. Con chi credi si schiera il cittadino quando si tratta di difendere i propri interessi?

  2. “rimuovere tutti quegli ostacoli di carattere economico, psicologico e sociale che possono spingere una coppia a ricorrere all’aborto”
    ci va un miracolo…
    già chi un figlio l’ha scelto con raziocinio ha mille difficoltà
    ….
    figuriamoci chi non lo ha scelto!!!

  3. Mi spiace ma io non condivido la sparata di Ferrara.

    Credo che il diritto all’aborto debba esserci, che spetti alla donna decidere su una questione così spinosa e che per ridurre una pratica già peraltro in Europa molto meno praticata, basterebbe informare di più sull’uso dei contraccettivi invece di sentire predicare l’astinenza.

    L’accostamento poi con la moratoria sulla pena di morte l’ho trovata provocatoria (sicuramente per fare audience e far parlare di sè) e poco elegante.

  4. La sparata del “troppo intelligente” (…) Ferrara si inserisce in una strategia ben chiara:
    meno diritti civili, stato confessionale, controllo in cambio di finta sicurezza.

    La laicità dello stato è un’altra cosa, e mi dispiace che il neonato PD si sia venduto per un piatto di lenticchie.
    Per evitare che i voti cattolici vadano tutti a destra, Veltroni sta cercando continuamente di accreditarsi come colui che porta avanti le istanze vaticane.

    Ripeto: il rispetto della libertà di tutti e la laicità dello stato sono un altra cosa e abitano molto lontano da noi, ahimè.

    Giù le mani dalla 194.

  5. Da laico, vorrei fare delle domande. Perdonate il tono polemico ma vorrei capire il punto di vista di un cattolico.
    Immaginiamo il caso di una coppia laica a cui non è data la possibiltà di abortire a causa dell’abrogazione (immaginaria) della 194 e che il feto, fatto crescere in laboratorio, ne esca menomato.
    1)Cosa ne sarà dell’anima del nascituro? Andrà nel limbo, dal momento che non sarà battezzato?
    2) I genitori andranno all’inferno? Immagino che odieranno la Chiesa Cattolica, responsabile della condanna delle loro vite e odieranno anche il figlio malforme.
    3) Perchè, se la natura (o Dio) sceglie di dare alla luce un feto prematuro, incapace di sopravvivere se non grazie all’ausilio della medicina, dobbiamo forzare questa scelta mettendo a rischio la serenità dei genitori e creando una vita di sofferenza? Non è meglio lasciare la questione al libero arbitrio dei genitori e lasciare che sia Dio a giudicare il destino delle loro anime, anzichè imporglielo con una legge?
    4) Non sarebbe meglio battezzare il feto prematuro e lasciare che la sua anima si ricongiunga spontaneamente al Signore, evitando di far soffrire tre creature?
    5) Perchè in questo caso la Chiesa sceglie di andare “contro natura”, mentre nel caso dell’omosessualità condanna chi va “contro natura”?

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