La Consulta da il via libera al referendum elettorale

 Dopo il via libera della Corte costituzionale ai tre quesiti proposti da Mario Segni e Giovanni Guzzetta, il Paese si avvia dunque ai referendum per modificare l’attuale sistema elettorale.

La Consulta dovrà ora depositare entro il 10 febbraio le motivazioni della decisione, poi fissare il referendum in una domenica fra il 15 aprile e il 15 giugno.

Scivolerebbe tutto a date da destinarsi se il Governo dovesse nel frattempo cadere. In questo caso il rinvio sarebbe di un anno. Non si andrebbe invece a votare se il Parlamento approvasse prima del referendum una nuova legge elettorale.

 

Ma gli italiani sanno cosa  chiedono i tre quesiti?

 

 

I primi due riguardano il premio di maggioranza alla lista più votata, rispettivamente a Camera e Senato. Le attuali leggi elettorali per i due rami del Parlamento prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza, attribuiti su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Tale premio è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti.

Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha determinato che alle ultime elezioni si siano formate due grandi schieramenti composti però da numerosi partiti, con un notevole aumento della frammentazione.

I primi due quesiti si propongono quindi l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni. Se vincessero i sì, il premio di maggioranza verrebbe attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento e quindi per ottenere rappresentanza parlamentare le liste dovrebbero raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato. Di conseguenza i partiti più piccoli avrebbero un peso ridimensionato.

 

Il terzo quesito propone l’abrogazione delle candidature multiple. Il sistema attuale permette a un candidato di presentarsi in più di una circoscrizione. In caso di elezione in più luoghi, il candidato sceglie uno dei vari seggi ottenuti e per gli altri nomina un subentrante a sua scelta fra i non eletti. I promotori del referendum abrogativo ritengono che tale sistema dia un potere troppo grande al candidato “plurieletto” che potrebbe esercitare un controllo sui parlamentari da lui nominati.

 

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