Intercettazioni: ma qual’è il problema?

Berlusconi, come Fassino, voleva “essere aggiornato”. Le intercettazioni dei politici che pian piano stanno trapelando da Palazzo di Giustizia dipingono il carattere bipartizan delle scalate dei “furbetti del quartierino“. Se è vero infatti che la conquista della Banca Nazionale del Lavoro da parte della Unipol per Massimo D’Alema, presidente dei Ds, non era altro che il ritorno alle origini di una banca creata al servizio del mondo cooperativo, la presa di Antonveneta da parte dalla Popolare Italiana corrispondeva invece alla creazione di un polo bancario vicino al centrodestra.

La parola complotto non la uso perché se dovessi pensare che c’è un complotto dovrei anche dire chi lo ordisce. Quello che è certo è che però c’è un uso delle trascrizioni di queste conversazioni telefoniche volto unicamente a delegittimare sul piano politico e sul piano morale l’onorabilità di interi partiti  e l’onorabilità personale di alcuni politici.

Si tratta di telefonate, non c’è nessuno scandalo, non ci sono tangenti, non ci sono soldi, non ci sono conti all’estero, non ci sono ingerenze, non ci sono patti occulti, non c’è nulla! Si sta tentando di delegittimare sul piano morale ma non vedo dov’è che c’è una questione morale. Vorrei sapere quale aspetto di una normale conversazione telefonica nella quale ci si informa su aspetti di un’operazione bancaria finanziaria riveste un contenuto morale. 

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